Minimal.

22 mag
Micropagnottine di farro, gelée di carote e harissa alla rosa, gelée al pomodoro caramellato.

Micropagnottine di farro, gelée di carote e harissa alla rosa, gelée al pomodoro caramellato.

 

Minimale. Piccolo. Raffinato. Insufficiente a sfamare chicchessia. Snobbettino e fighetto. Vedetelo come vi pare, il fingerfood , che vi piaccia o no, quello è. Può anche essere composto dagli accostamenti più barocchi e audaci, ma se è (come deve essere) ridotto alle dimensioni di un boccone, allora minimal è la parola giusta. E anche da queste parti, nonostante le diete, la pigrizia, e mille altre rotture, ci si è avventurati nella esplorazione del fingerfood. Un tentativo di rendere qualcosa contemporaneamente essenziale, gustoso, e anche un pochino concettuale. Un piacere per gli occhi e per la gola. Certo, tutto molto personale, ma insomma, ecco il primo risultato dell’esperimento. Sono delle pagnottine minuscole (un boccone e via!) di farina di farro, servite insieme a due “bottoncini” di gelatina di verdure. Una, è composta di pomodorini caramellati, l’altra di carote cipollotto e Harissa alla rosa (una specialità che mi porta dall’Inghilterra la mia amica, gourmet, mamma di tre capolavori, e instancabile dj, Irene).
Le gelatine sono facilissime da fare. Prendi carote, cipollotti e li triti e metti a cuocere in una padella con un po’ di olio e facendo in modo che sia sempre liquido, senza asciugare mai (usate acqua, o vino, o latte come ho fatto io, insomma quello che vi pare). Quando tutto è quasi cotto, aggiungete la Harissa e fate finire la cottura. E poi frullate il tutto. Stessa cosa (separatamente, ovvio), per i pomodorini, che farete caramellare in padella con cipolla rossa e zucchero di canna (qui il liquido è assicurato dai pomodorini stessi).
Una volta frullate le due verdure, le addenserete con Agar Agar (ebbene si). L’Agar Agar è un addensante VEGETALE (viene da un’alga quindi niente colla di pesce, che è peraltro collagene suino se non sbaglio), che si scioglie in liquidi bollenti ( o quasi, circa 80°), addensa a temperatura ambiente (quindi non serve tenere in frigorifero quello che volete addensare), è insapore e inodore, e ha diversi gradi di gelificazione a seconda di quanto ne usate (può rendere semplicemente una salsa più densa, o può solidificare in maniera decisa un liquido).
Una volta addensate le due gelatine in due piatti, e sformate, con delle formine da biscotti il gioco è semplicissimo: tagliate, assemblate (qui in foto, il fingerfood è “scomposto” e impiattato, ma potete montare tutto su uno stecchino di bambù e GNAM), e il risultato quello è: un boccone basic, pane e companatico, ma reso essenziale, puro gusto, con anche un bel contrasto tra il pane così grezzo e le gelée che invece sono una specie di distillato-di-sapore.
Provateci. Nella sua snobberia (perché SI, il fingerfood è un po’ una snobberia), è buonissimo e geniale (non io, lui).

 

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Aspettando il Presidente prossimo sventuro.

17 apr

Aspettando il Presidente prossimo sventuro.

Pane e companatico.

29 mar

Tutto sommato, è bello ricordarci che mettere le mani in pasta non significa solo fare politica e mazzette, ma anche tirare fuori una pagnotta. Vera. Di pane vero. E buono, anche. E in un momento critico come questo, in cui ti rendi conto che forse i Maya in realtà ci hanno azzeccato su tutta la linea (data a parte), fare il pane in casa ha un potere taumaturgico.
Servono solo farina (ma vera, però, macinata a pietra), lievito (non ho ancora provato a fare la pasta madre, ma intanto il lievito secco da pasta madre lo ho trovato e funziona benissimo), acqua, sale. E tempo, calore, e un po’ di olio (di gomito sicuramente). Poi il resto è tutto nelle misure e negli aggiustamenti, prima pesi gli ingredienti secondo la ricetta, poi però sta alla tua sensibilità aggiustare il tiro rispetto alle mille variabili possibili. Piano piano capisci che quella cosa che stai impastando è una cosa viva. Cresce, si gonfia, lavora. Più acqua, un pizzico di zucchero, un po’ di olio oppure no. Pieghi delicatamente. Impasti con forza. Incorpori altra farina piano piano. Dei semi, o degli odori, magari. Forse delle uova, o delle cipolle. Tieni a lievitare, rimpasti, e alla fine cuoci, nel forno caldissimo. Quello che esce è PANE. Pane, una cosa che sa di radici, di storia dell’umanità, di bibbia, porta il sapore di cucine dove non esisteva la luce elettrica, di quello che mi mangiavo, di nascosto, da bambino (perché non ero grasso ma già a dieta…), gustandomelo piano piano. Sa di odori che emanano dal forno e rendono improvvisamente accogliente anche un tugurio.
Metaforicamente, viviamo in una Italia-tugurio. Dove si palesa forme solo ora in forma compiuta e perfetta quello che è stato lo stallo politico di… non so, venti anni? In cui prima era difficile governare, ora anche solo pensare a un possibile governo. Nel frattempo tutto si sbriciola. Cosa c’è di meglio che mettersi a fare il pane? E così ritrovare anche se solo per qualche ora il senso di quello che un senso, alla fine, per davvero, ce l’ha.

PS E questa volta non ho solo fatto il pane, ma anche il formaggio.  O meglio il Labné. Non ci vuole veramente nulla! :) Si prodice questa sorta di formaggio cremoso facendo sgocciolare per qualche ora dello yogurt intero. Tutto qui!

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The Queer Cookbook

28 feb

queercookbook

Bene. Non è che c’è solo una prima volta. Ce ne sono tante.

Lo scorso weekend, ad esempio, per la prima volta ho cucinato per 27 persone. Ventisette. Non sono poche, soprattutto per chi come me ha una cucina minuscola, tanta passione ma solo esperienza amatoriale come cuoco, ed è notoriamente portato più all’improvvisazione, che alla organizzazione e alla logistica. Ma tant’è. Ne sono uscito vivo, e soprattutto ne sono usciti vivi i ventisette avventori.
La cena. La cena era una cena di “raccolta fondi” per Genderotica (qui trovate un po’ di info a riguardo). Io ho preparato la cena a casa, per poi terminare tutto (nonché impiattare e servire) all’Hula Hoop, locale al Pigneto, superaccogliente. Il gioco era creare un menu vegetariano, dal sapore vagamente erotico, e dalla ispirazione queer, con un budget non altissimo e che però soddisfacesse l’appetito di un po’ di gente. Una sfida.

Intanto, diciamo pure che qualche giorno è trascorso sperimentando e provando le ricette. Poi, sabato, la spesa a Piazza Vittorio. E poi via! In cucina. Non da solo, altrimenti non ce l’avrei MAI fatta, ma con l’aiuto di un amico (anzi di un AMICO, ovvero Andrea). E in due giorni, sbuffando, provando, sfornando, sbucciando, lessando, fumando, ci siamo riusciti. Abbiamo preparato un menu “di tutto rispetto” (per me, almeno), e ce l’abbiamo fatta.

Ecco cosa abbiamo preparato, per il Menu che abbiamo ribattezzato The Queer Cookbook:
Queer Royal (ovvero un kir royal con chicchi di melograno)

prima entratina: Le Kinky Hummous ovvero Hummous di ceci agli agrumi, con anche un sentore di vaniglia. Non piccantissimo, anzi, molto aromatico, veniva servito con un crumble piccante, al coriandolo.

seconda entratina: Phagottini ovvero fagottini di gallette di riso (quelle vietnamite, degli spring rolls, per intenderci), al forno con ripieno di spinaci, pinoli, mandorle, verza e coriandolo

tertium datur: Black Leather Chili ovvero chili vegetariano con fagioli neri messicani, cipollotto, peperoni, e riso basmati, speziato con paprika affumicata e aglio affumicato

quarta portata: Ladies’ Toys ovvero verdure al forno (carote, patate, pomodorini caramellati, etc) in forma di sex toys (i pomodorini, per esempio, erano tipo palline delle gheishe, ) servito con del cous cous con harissa aromatizzata alla rosa e ras el hanout

dessert: L’Innocenza Ritrovata ovvero un bianco semifreddo di ricotta, zucchero, mandorle e zibibbo (ricorda il ripieno dei cannoli siciliani) servito con mango e fragoline di bosco fresche, e un po’ di sciroppo di lamponi freschi addensato con agar-agar

Quindi, un po’ di gioco e un po’ di sapori esotici, ricette non difficili da realizzare, soprattutto considerato che nel locale c’era solo un forno, ma nessun fuoco per cucinare, fantasia e mettersi in gioco.

Qui di seguito qualche fotina. Il risultato è stato una immensa soddisfazione per me, e pero anche per Andrea che mi ha assistito e aiutato con pazienza e creatività, per le amiche di Eyes Wild Drag che mi hanno concesso fiducia, per chi ha mangiato tutto…
Devo dire che un altro risultato è stato un mal di schiena a scoppio ritardato (ovvero tre giorni dopo), ma….. Insomma, ce la posso fare.

spinaci2 spinaci sexyCousCous riso-couscous ricotta2 ricotta pomodorini2 pomodorini fagiolineri fragoline chili2 chili ceci

InfoAtac non ci sta.

1 feb

Schermata 2013-02-01 a 14.10.26Quindi. Oggi, sciopero a sorpresa non dell’ATAC, ma della società Roma TPL, consorzio di società private e secondo gestore del trasporto pubblico romano. Un mio amico su Twitter critica InfoAtac per la situazione. Ok, non è l’ATAC che sciopera. Ma la risposta “non capiamo a cosa ti stai riferendo” è ridicola. Peggio. Questa risposta è di fatto maleducata e strafottente. Come fanno a “non sapere” cosa succede nel trasporto pubblico romano? Sono cittadini, innanzitutto, quindi sarebbe meglio sapessero che succede nel SOLITO venerdì di scioperi dei trasporti pubblici romani. Io ormai mi sono abituato a guardare sempre sui siti dedicati a Roma quale disgraszia accompagnerà i miei spostamenti con i mezzi pubblici ogni giorno. Così, tanto per. E, come si vede oggi, manco è detto che basti.
E poi, sono l’InfoAtac. Non sono loro a scioperare, ma SUPPONGO che in molti chiederanno dell’ennesimo sciopero all’Atac (visto che in pochi sanno dell’esistenza di Roma TPL, mi sa). E una possibile risposta potrebbe essere:”ha ragione, ma stavolta non dipende da noi, non è l’Atac che sciopera, ma un’altra società”. Per esempio. O mille altre possibili varianti sul tema.

E invece niet. Non sappiamo a che cosa ti stia riferendo. Sei pazzo. Non dipende da noi. Non ci riguarda, Non c’entriamo nulla. Rimani a piedi? Sticazzi. Non ci riguarda.

Ecco. Magari non li riguarda, tecnicamente. Ma non va molto bene come risposta data da un servizio pubblico a un utente, che avrà pure il diritto di rompere i coglioni quanto gli pare (senza nemmeno considerare tutti i disagi quotidiani che già l’Atac o, pardon, il sistema di mobilità della capitale ci infligge con puntualità svizzera).

Quindi, se qualcuno deve moderare toni e termini della discussione, chi potrebbe mai essere?

Voto a perdere.

16 gen

Dopo il post sugli antenati, una roba quasi seria (quasi).

Spiegatemi bene questa cosa.
Il PD (il PIDDÌ, il partito di centrosinistra, dicono, che dovrebbe guidare l’Italia migliore, dicono, verso un futuro più giusto, dicono) prima ha scoraggiato in qualsiasi modo ogni possibile spostamento verso “sinistra”, mandando segnali di amore incondizionato verso i moderati e i conservatori d’Italia.
Ha svicolato su questioni etiche importantissime (dal fine vita alle questioni lgbt), con continue strizzatine d’occhio ai cattolici (e ripensiamo ai “Pantheon” dei candidati alle Primarie, please).
Si sono magnati vivo Vendola con le Primarie, senza invece cercare di cambiare in meglio – per i cittadini – la legge elettorale.
Grazie ai derogati e a mossette furbette, si tengono cariatidi cattoliche e supponenti come la Bindi (quella che ci dice che possiamo anche andarcene in Spagna, e via così) e company. E ciao ciao al rinnovamento interno.
Di Renzi, non ne parliamo.
Conducono una meravigliosa campagna di gettafango sul Movimento5stelle (per carità, non è che uno ami Grillo, ma magari chiedersi che cosa vuole tutta la gente che lo vota, no, eh?).
Cercano affannosamente di avere Monti dalla loro (Monti… dico, MONTI). Il che la dice lunga circa la visione del destino dell’Italia e degli italiani (e anche, tanto per aggiungere carne al fuoco, degli extracomunitari residenti in Italia, visto che della Bossi-Fini mi pare non freghi un cazzo a nessuno).
E essendosi accorti PERSINO LORO che gli italiani nonostante tutto si sono rotti-il-cazzo di essere presi per il culo (almeno si spera), e che rischiano di perdere anche queste elezioni, ora chiedono la desistenza e il voto utile.
Nel frattempo qualsiasi tentativo di compattare la sinistra su un minimo di programma laico, illuminato, decente, è accantonato dall’emergenza-Berlusconi.

Ma posso permettermi un sonoro “vaffanculo” ? Oui?
Straciao.

La galleria degli antenati.

15 gen

Ok, anche io ho la galleria degli antenati, nobiluomini e gentildonne, aristocratici e suffragette, vecchie pazze e enfants terribles. Eccoli qui.
Baci ai pupi.

Aunt Austerity

Aunt Austerity. Ovvero, fregarsene della crisi.

Bagonghi

Baby Bagongo. Ciao e straciao.

bimba

ProtoBarbie.

choosykids

Fornero? PPPPRRRRRRR.

cioccolataia

La zia cioccolataia.

fiammingah

Zia cafona in Vuitton.

grandmaman

Zia chic in Hermes.

indacar

Zia al volante.

IoIngres

Zia busta.

ioLiotard

La zia Marchesa.

ioRembrandt

Zio fiammingo.

la_zia_suffragetta

Zia manifesta

Noia,-noiae

Zietta dubbiosa

spazio1999-1

The future.

what-the-fuck

Scimmie.

zioProrsum

Cogito ergo ProrSum.

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