Due disegni, due ricette.

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E quindi. Nel precedente post accennavo al fatto che un mio disegno, che illustrava una ricetta, fosse finito dritto dritto dentro un libro di ricette di cucina.
Tutto questo nasce da una iniziativa della Tipografia CTS di Città di Castello. Quei mattacchioni (sono dei ragazzi in gamba, e superprofessionali) si sono inventati un concorso per grafici, illustratori, creativi, etc, e delle proposte arrivate, cento sono state selezionate per essere portate in mostra (a Roma e a Milano) e per finire in un bellissimo libro di cucina. Qui, il link al loro sito (tutto da esplorare).
Insomma, io ho partecipato con due illustrazioni. E una delle due è stata pubblicata e esposta. La ricetta è quella di un cheescake di ricotta e ciliegie, con base di semolino e grano saraceno. La ricetta è scritta nell’illustrazione stessa.
La seconda illustrazione invece riguarda la Sharlotka, la torta di mele che avevo già ricettato qui precedentemente.
E insomma, anche se la cosa è successa ormai un po’ di tempo fa, mi sento ancora un po’ gonfio di orgoglio, e quindi vi propino le due illustrazioni.

 

 

 

 

È passato un bel po’ di tempo…

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… sì, è davvero passato un bel po’ di tempo, dall’ultima volta che ho scritto qualcosa su questo blog. Un po’ gli eventi, un po’ la mia pigrizia congenita. Ma vabbè, alla fine rieccoci qui, a scribacchiare e scarabocchiare su queste pagine che anche se non si sente scricchiolare la penna sulla carta, sempre un diario sono. Un diario discontinuo e altalenante, in cui appiccico ritagli di ricette, spillo foto e disegni, riempio spazi vuoti, soprattutto quegli spazi vuoti che mi porto dentro, con questa condivisione a volte un po’ sfacciata a volte un po’ furbetta ma di base onesta, perché sennò ma che lo scrivo a fare un blog, se non ci sono io dentro?
Comunque.
Comunque sono passati parecchi mesi dall’ultimo post. Sono passate molte ricette, sono passati tanti disegni, esperienze, musica, film, amici, amanti, scopate occasionali e cotte imbarazzanti. Sono arrivati dei lavori, e sono nate nuove idee e progetti.
Ho cucinato per 50, anche per 100 persone (scoprendo che il mondo è sempre più pieno di vegani, vegetariani, celiaci… e questo, quando cucini, è una sfida. Ma la abbiamo superata).
Ho insegnato a degli stranieri come fare i ravioli con gli spinaci e il saltimbocca alla romana. Non è facile fare una lezione di cucina, a persone che non parlano bene la tua lingua. E scopri che quando pensi di insegnare qualcosa a qualcuno, in realtà stai imparando un sacco di cose proprio tu.
Ho fatto un sacco di disegni, belli e brutti. ma, beh, li ho fatti. Meglio che stare lì a guardare i disegni degli altri, senza posare mai un pennarello su un foglio di carta. E un disegno è finito anche in un bellissimo libro (guarda caso, di ricette di cucina).
Sono andato, dopo tanto tempo, in vacanza a Parigi. Me la sono girata per bene, ho rivisto strade, palazzi e cose che mi mancavano tanto, ho incontrato amiche deliziose e amici gourmet, e mi sono anche fatto tatuare un vascello sulla tetta sinistra (yes, la chiamo tetta, se po’ ffa’?).
Ho letto una montagna di libri (e fumetti) bellissimi. Ho scoperto che i sapori della cucina romana erano più simili alla cucina cinese che conosciamo, piuttosto che a quella mediterranea (complice il liquamen o garum, il coriandolo, e l’agrodolce). Ho scoperto che il colore verde nella storia ha avuto i suoi alti e bassi e che le gilde dei tintori, nel Medioevo, erano regolate in maniera così assurda che se avevi la licenza per tingere in giallo e in rosso, non potevi tingere in blu (e quindi, non potevi creare un buon verde mescolando giallo e blu!). Ho scoperto che a Rebibbia un fumettaro geniale racconta con spirito immensamente comico storie a volte anche molto dolorose con una leggerezza che ammiro (yess, è Zerocalcare, lo conoscevo già ma in questi mesi ho letto i suoi libri, e beh, lo amo). Ho capito meglio cosa sta facendo l’ISIS in Medio Oriente e ho capito anche che non abbiamo capito nulla di quello che succede (Loretta Napoleoni, as usual, scrive in modo assai semplice di cose molto complesse). Ho letto storie di donne indiane, cinesi e giapponesi. Ho letto di ragazze brutte e di robivecchi, di mercanti di spezie e di profughi russi.
Mi sono incriccato con una spalla (si è infiammato un nervo) e ho realizzato che, beh, non ho venti o trenta anni. Ne ho quarantasette. Quasi quarantotto. Argh. Ho anche cambiato occhiali. Sempre per la stessa ragione.
Mi sono preso delle cotte da adolescente, totalmente irragionevoli, e questo alla fine mi piace. Lo vivo come una specie di sconto di pena, come se dei quarantasette anni di cui sopra me ne togliessero di botto una ventina per buona condotta. Oh beh ognuno si sente giovane come può. :)
Ho deciso delle cose. Di sistemare un po’ casa, renderla più pratica e meno disordinata. Ho deciso che nel 2015 invece della palestra fatta male ci sarà dello yoga fatto bene. E che ci sarà anche un corso professionale, o di cucina o di pasticceria. Perché è ora di fare un po’ questo salto (nel buio?) e vedere se una passione può diventare un lavoro (amato anche se faticoso). Avevo deciso anche di dimagrire ma OH, EH! Un po’ per volta.
Ho anche deciso di curare un po’ di più questo blog. Vedremo cosa ne farò.
Tanta roba.
E mo’?
E mo’ cerchiamo di riprendere le fila del discorso. Ma piano, con calma. Iniziamo un pezzetto per volta. E iniziamo da un disegnino fatto al volo, scuè scuè, perché si sa che mi piace disegnare. Ma è un disegnino che racconta anche due ricette, e si sa, che mi piace cucinare. E celebra anche la cosa più importante. Ovvero, l’amicizia. Perché mangiare da soli è triste, cucinare per cento persone è faticoso, ma preparare una cena per un amico è invece una delle cose più belle che mi possano capitare.
La cena, quindi. Molto semplice, due portate e tante chiacchiere. Un risotto semplicissimo, di rape bianche (pelatele e tagliatele a dadini), con un po’ di guanciale tagliato a fettine sottili e due scalogni a tocchetti, in pentola con un po’ di burro. Quando iniziano a essere morbide, aggiungete del riso carnaroli, fatelo sfumare con un pochino di aceto di lamponi (ne basta poco, ma secondo me, con quella puntina fresca e impertinente della rapa e con quel grasso avvolgente del guanciale, ci sta benissimo) e cuocete aggiungendo brodo caldo (beh, lo sapete come si fa un risotto, si?). Alla fine, mantecare con una noce di burro e del parmigiano, pepe verde macinato al volo sopra il piatto e Et Voilà. Il risotto è servito.
Seconda portata, uno spezzatino di manzo. Nulla di speciale, se non fosse per il fatto che il manzo a tocchetti lo fate marinare per qualche ora in una marinata di Kefir (sapete cos’è il kefir? semplicemente, una bevanda ottenuta facendo fermentare del latte, io la trovo anche al mio supermercato), olio extravergine di oliva, sale e CAFFÈ. Yesss, per un 5oogr di carne un cucchiaio di caffè in polvere è sufficiente. Cospargete e massaggiate la carne col caffè, aggiungete poi kefir e olio, e lasciate per 4-5 orette in pace la carne a macerare e a insaporirsi. Poi fate un soffritto di cipolle dorate e olio, aggiungete la carne, un po’ di brodo e un po’ di latte tiepidi e fate cuocere, a fuoco MOLTO LENTO, per circa tre ore, a pentola coperta. Verso la fine aggiustate di sale e pepe, e servite caldo con qualche fetta di pane di Lariano per fare con il sughetto delle golose, ineducatissime, ma gustose scarpette. :)
Ecco. Bentrovati. :)

I diritti cosmetici.

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Diritti cosmetici?
Come sempre, sono frettoloso e superficiale. Intanto pensavo a una specie di Xtreme Makeover garantito.
E no, si parla di roba seria, di diritti. Su alcuni post di cattolici oscuri e oscurantisti, leggo come i diritti cosmetici siano tirati in ballo solo per rafforzare la tesi che Lunicafamigliaèquellanaturaleevoisietedegliarrogantipervertiti. Ho dovuto combattere un attacco di orticaria perché leggere queste boiate mi scatena le istamine. Ma poi, mi sono detto, ma che vuol dire? E sono andato a leggiucchiare meglio in rete.
La questione è più complessa in realtà. Il termine diritti cosmetici viene usato criticamente (e senza essere legato a una parte politica piuttosto che a un’altra) per indicare quei diritti che vengono “erogati” a costo zero, distraendo da altri ben più impegnativi per un Governo. Un po’ come il Pink Washing (sapete cos’è? spero di sì, comunque potete dare uno sguardo qui).
Intanto è drammatico vedere come una richiesta sacrosanta (perché è una richiesta più che giusta, in una società che non distingue in cittadini di serie A e cittadini di serie B, egualitaria e paritaria) venga usata per una specie di compravendita. Esempio grossolano: io ti concedo il diritto di sposarti con chi vuoi, tanto non mi costa nulla, ma tu poi appoggi, o comunque non contrasti, le mie politiche sull’immigrazione. Ma ok, la politica, il lobbismo sono anche questo, giusto? (anche se la comunità LGBT italiana è talmente frammentata, divisa, spezzettata, che il potere di lobby che ha è paragonabile all’apporto di Scilipoti alla Fisica dell’Atomo).
Peggio è però vedere come di questa posizione critica se ne approprino le avanguardie cattoliche più intolleranti (e deliranti), trovando così una ragione in più per ostacolare ogni possibile avanzamento civile sulla strada dei diritti. Sempre esemplificando grossolanamente, oltre al fatto che “voi siete contronatura (ed è già tanto che non facciamo come in Uganda), che noi riconosciamo solo i nostri valori su famiglia, matrimonio etc, oltre a questo, dicevamo, davvero ‘sti diritti non servono a nulla, ci sono cose più importanti cui pensare, sono solo capricci da bimbi viziati (e viziosi), pretese assurde”.
Le richieste di una intera comunità di persone, che si sentono escluse da una parte della vita di uno Stato laico, senza nessuna ragione reale (le motivazioni di carattere religioso competono, appunto, la religione, e nessuno le discute, ma LÌ devono restare), non sono merce di scambio. Non sono contrattabili, e non si può scendere a compromessi. E non esistono diritti cosmetici. Esiste casomai un uso strumentale dei diritti, ma i diritti in sé non si mettono in discussione. O un diritto c’è, o non c’è. Spero solo che noi per primi ce lo metteremo bene in testa.

 

E, davvero, ancora non mi è chiaro.

La famiglia, la famiglia...

No, ribadisco. Non ho ancora capito come il matrimonio (civile, non religioso, sia ben chiaro, che sulla religione non metto bocca) tra persone dello stesso sesso possa “distruggere” la famiglia tradizionale.
Sempre che esista una famiglia tradizionale.

Disegnare di notte.

Disegnando, di notte.

La notte, per chi disegna (e non solo), è un momento magico. Zero distrazioni, se non quella meravigliosa e continua del tuo cervello che vaga. Si concentra, poi fa un giretto, curiosa qui e là, poi una sigaretta, poi torni al foglio di carta che non è più bianco, lo riguardi, e viene un’altra idea. Non hai fretta, tanto lo sai già che farai le tre, le quattro del mattino, a disegnare. In quella ovatta di velluto nero che è una notte calma, senza incubi o forzature (la notte può anche essere terribile, eh), ti crogioli in un misto di dolcezza e di eccitazione, ma è l’eccitazione del creare. Magari i risultati, visti il giorno dopo, non sono proprio quelli che credevi (ma, a onor del vero, le mie creazioni notturne mi hanno quasi sempre soddisfatto). E intanto riprendi contatto con quella parte di te che di giorno è sommersa di infinite cazzate, di consegne, di doveri, di chiacchiere, anche di cose belle ma diverse. Disegnare di notte e disegnare di giorno. Due cose totalmente diverse, per me.

Disegnando di notte, si mescolano fantasie erotiche e desideri infantili.

Firecrotch