Due disegni, due ricette.

Cheesecake-poster_LowSharlotka-poster_low

E quindi. Nel precedente post accennavo al fatto che un mio disegno, che illustrava una ricetta, fosse finito dritto dritto dentro un libro di ricette di cucina.
Tutto questo nasce da una iniziativa della Tipografia CTS di Città di Castello. Quei mattacchioni (sono dei ragazzi in gamba, e superprofessionali) si sono inventati un concorso per grafici, illustratori, creativi, etc, e delle proposte arrivate, cento sono state selezionate per essere portate in mostra (a Roma e a Milano) e per finire in un bellissimo libro di cucina. Qui, il link al loro sito (tutto da esplorare).
Insomma, io ho partecipato con due illustrazioni. E una delle due è stata pubblicata e esposta. La ricetta è quella di un cheescake di ricotta e ciliegie, con base di semolino e grano saraceno. La ricetta è scritta nell’illustrazione stessa.
La seconda illustrazione invece riguarda la Sharlotka, la torta di mele che avevo già ricettato qui precedentemente.
E insomma, anche se la cosa è successa ormai un po’ di tempo fa, mi sento ancora un po’ gonfio di orgoglio, e quindi vi propino le due illustrazioni.

 

 

 

 

Creep

cropped-1545904_10202329373867332_1529174527_n.jpgBene. Ci siamo. Alla fine il 2014 è arrivato. E anche il primo post dell’anno (in un blog pigro come sempre, ma con una nuova veste grafica perché, oh beh, ci piace cambiare, ogni tanto). Nulla di che, nulla di trascendente. Semplicemente una immagine, solamente una canzone. Una immagine perché ogni tanto la musica la vedo, non la ascolto e basta. Una canzone che è un universo intero. Creep, capolavoro assolutod ei Radiohead. Pezzo che ci racconta tutti. Chi non si è sentito almeno una volta fuori luogo di fronte a qualcuno che ti piace, la cui bellezza non fa altro che rimarcare la distanza tra voi? Chi di noi non è mai stato devastato da una apparizione, che ti lascia triste, come quando con la coda dell’occhio cogli il tuo riflesso sfuggente in una vetrina, e ti vedi senza filtri (quei filtri che quando ci guardiamo allo specchio mettiamo, inconsapevoli ma consolatori)? E alla fine, anche in quella malinconia, però, c’è un battito, un dolore che è vitale.
Ecco.
Creep.