Due disegni, due ricette.

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E quindi. Nel precedente post accennavo al fatto che un mio disegno, che illustrava una ricetta, fosse finito dritto dritto dentro un libro di ricette di cucina.
Tutto questo nasce da una iniziativa della Tipografia CTS di Città di Castello. Quei mattacchioni (sono dei ragazzi in gamba, e superprofessionali) si sono inventati un concorso per grafici, illustratori, creativi, etc, e delle proposte arrivate, cento sono state selezionate per essere portate in mostra (a Roma e a Milano) e per finire in un bellissimo libro di cucina. Qui, il link al loro sito (tutto da esplorare).
Insomma, io ho partecipato con due illustrazioni. E una delle due è stata pubblicata e esposta. La ricetta è quella di un cheescake di ricotta e ciliegie, con base di semolino e grano saraceno. La ricetta è scritta nell’illustrazione stessa.
La seconda illustrazione invece riguarda la Sharlotka, la torta di mele che avevo già ricettato qui precedentemente.
E insomma, anche se la cosa è successa ormai un po’ di tempo fa, mi sento ancora un po’ gonfio di orgoglio, e quindi vi propino le due illustrazioni.

 

 

 

 

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Sharlotka!

“Scusa, quindi… rispiegamelo ancora?”

“Non è difficile da capire, su… Ci sono giornate stortissime. Periodi neri. Calendari Maya che incombono. C’è la crisi. La bufera. Puoi ritrovarti improvvisamente con un lavoro urgentissimo tra le mani, in cui passi ore a impaginare ( e a rimpaginare, se il cliente cambia le misure all’ultimo secondo) dei pannelli per una mostra il cui tema è l’energia che si ricava dalle “deiezioni bovine”. E nello stesso tempo avere la banca che ti chiama, e tu sai benissimo perché. Ti piglia una malinconia, un magone perché l’amore prende una strada diversa da quella che avresti voluto, lo sai, lo sapevi, ma non ci hai potuto fare niente. E contemporaneamente il tuo gatto a casa si sta facendo le unghie su quel che resta del tuo divano.
Ecco. In una giornata come questa, le persone possono avere reazioni diverse. Molto diverse.
a) Sei uno psicopatico medio. Prendi un mitra, vai da Ikea a Porte di Roma, e inizi a sparare a raffica sulla gente “perché sti cazzo di svedesi sono stronzissimi e non ti hanno mai dato il nobel”, poi ti spari davanti allo scaffale delle polpette surgelate.
b) Sei una sfranta media. Metti su Gloria Gaynor (se hai dai 35 ai 60 anni), oppure Rihanna (dai 12 ai 35) o Verdi (dai 60 a Paolo Poli) e passi ore e ore a “coreografare” davanti a uno specchio.
c) Sei un depresso. Butti giù una congrua quantità di Tavor e domani ci penseremo, eh…

Se invece sei un goloso, la strada è segnata. Ma con sfumature diverse. Se marchi un po’ junkie, non esiste altro che la dea Nutella®. Lei consola, assiste, e intasa le arterie. Se sei goloso di dolci in ogni caso finisci sul cioccolato, che siano cioccolatini, Kinder, o cioccolato ultrafondente da intenditori. Se sei un gourmet ti chiudi in casa snobbando il fois gras, ma brandendo pane e burro e alici, o qualsiasi altra cosa ultrasemplice mangiavi a merenda da piccolo, e sbocconcelli il tuo personalissimo confort food, e nessuno (ma proprio NESSUNO) lo deve sapere. Ovviamente, se sei Fiammetta Fadda, NON HAI giornate no e quindi il problema non si pone.
Se però oltre che goloso, sei anche un po’ fissato con il cibo, la fotografia, i blog culinari, l’enogastronomia, la rete, etc etc… in parole povere, SE SEI UN FOODIE… Beh allora non c’è davvero da discutere di nulla. Il vero autentico foodie d.o.c. è condannato a:
• scavare nei ricordi il piatto che più gli dia una idea di casa, calore, conforto, morbida energia, infanzia, mamma, nonna, zia, zia “acquisita”.
• una volta scelto il piatto, trovare la ricetta giusta tra libri di cucina, ricettari di famiglia vergati a mano, blog culinari
• il piatto scelto va cucinato sempre cambiando qualcosina rispetto alla “fonte”, per potersi vantare della modifica, OVVIAMENTE :)
• il piatto va scenograficamente montato e fotografato, per postarlo nel blog insieme a un sapiente commento, che sappia un po’ di casa e abbia un po’ di stile.
ORBENE. Questo è ciò che è stato appena fatto. Il risultato? Non stiamo meglio. Non ci siamo dimenticati perché stiamo male. La banca non ha perso il tuo numero di telefono. Il gatto ha anche vomitato sui resti del divano un gomitolo di peli. Però, intanto abbiamo tenuto la mente occupata in qualcosa che non produce loop mentali, ma del buon (si spera) cibo. Poi tutto torna un inferno, ma almeno un angolino di coccola, di puro piacere ce lo siamo ritagliati. E con le nostre mani. Per noi, e per gli altri ( e che, te magni tutta quella roba da solo? Invita gli amichetti, il cuginame, mamma e papà, i gatti del quartiere… insomma, condividi quello che di buono produci). Ma che altra cura volete?

Ah, forse la ricetta… Beh ecco… son incappato nella Apple Sharlotka tramite un blog molto ben fatto, ovvero Smitten Kitchen. La ricetta, le foto, le spiegazioni sono qui:

http://smittenkitchen.com/2012/01/apple-sharlotka/

Io ho cercato di farla il più simile possibile,dato che prima di inventarmi una torta di mele, devo imparare a farne, no? E il risultato.. beh… niente male proprio. Ecco qui, è semplice. Prendete sei mele renette ( e una fuji, anche, che “mi cresceva”, fatele a dadini e mettetele subito nella teglia (diametro 22 cm) imburrata e con un cerchio di carta da forno sul fondo, imburrato pure lui. A parte fate rapidamente (ci mettete cinque minutini scarsi) un impasto con tre uova, una tazza di farina, una tazza di zucchero, un pochino di estratto di vaniglia, e versatelo sulla teglia piena di mele, schiacciando un po’ in modo da pareggiare un po’ il tutto. infornate nel forno già caldo a 180 gradi per 50-60 minuti. Appena sentite quel fantastico odorino di torta di mele che invade la cucina… sfornate e fate raffreddare. Sformate il dolce dalla teglia e cospargetelo di zucchero a velo. Tiè. Niente lattosio. Niente burro se non quello per imburrare. La bontà del dolce è tutta data dalle mele, croccanti, succose, fragranti…

Beh. Funziona.