È passato un bel po’ di tempo…

risottorape_spezzatinocaffè

… sì, è davvero passato un bel po’ di tempo, dall’ultima volta che ho scritto qualcosa su questo blog. Un po’ gli eventi, un po’ la mia pigrizia congenita. Ma vabbè, alla fine rieccoci qui, a scribacchiare e scarabocchiare su queste pagine che anche se non si sente scricchiolare la penna sulla carta, sempre un diario sono. Un diario discontinuo e altalenante, in cui appiccico ritagli di ricette, spillo foto e disegni, riempio spazi vuoti, soprattutto quegli spazi vuoti che mi porto dentro, con questa condivisione a volte un po’ sfacciata a volte un po’ furbetta ma di base onesta, perché sennò ma che lo scrivo a fare un blog, se non ci sono io dentro?
Comunque.
Comunque sono passati parecchi mesi dall’ultimo post. Sono passate molte ricette, sono passati tanti disegni, esperienze, musica, film, amici, amanti, scopate occasionali e cotte imbarazzanti. Sono arrivati dei lavori, e sono nate nuove idee e progetti.
Ho cucinato per 50, anche per 100 persone (scoprendo che il mondo è sempre più pieno di vegani, vegetariani, celiaci… e questo, quando cucini, è una sfida. Ma la abbiamo superata).
Ho insegnato a degli stranieri come fare i ravioli con gli spinaci e il saltimbocca alla romana. Non è facile fare una lezione di cucina, a persone che non parlano bene la tua lingua. E scopri che quando pensi di insegnare qualcosa a qualcuno, in realtà stai imparando un sacco di cose proprio tu.
Ho fatto un sacco di disegni, belli e brutti. ma, beh, li ho fatti. Meglio che stare lì a guardare i disegni degli altri, senza posare mai un pennarello su un foglio di carta. E un disegno è finito anche in un bellissimo libro (guarda caso, di ricette di cucina).
Sono andato, dopo tanto tempo, in vacanza a Parigi. Me la sono girata per bene, ho rivisto strade, palazzi e cose che mi mancavano tanto, ho incontrato amiche deliziose e amici gourmet, e mi sono anche fatto tatuare un vascello sulla tetta sinistra (yes, la chiamo tetta, se po’ ffa’?).
Ho letto una montagna di libri (e fumetti) bellissimi. Ho scoperto che i sapori della cucina romana erano più simili alla cucina cinese che conosciamo, piuttosto che a quella mediterranea (complice il liquamen o garum, il coriandolo, e l’agrodolce). Ho scoperto che il colore verde nella storia ha avuto i suoi alti e bassi e che le gilde dei tintori, nel Medioevo, erano regolate in maniera così assurda che se avevi la licenza per tingere in giallo e in rosso, non potevi tingere in blu (e quindi, non potevi creare un buon verde mescolando giallo e blu!). Ho scoperto che a Rebibbia un fumettaro geniale racconta con spirito immensamente comico storie a volte anche molto dolorose con una leggerezza che ammiro (yess, è Zerocalcare, lo conoscevo già ma in questi mesi ho letto i suoi libri, e beh, lo amo). Ho capito meglio cosa sta facendo l’ISIS in Medio Oriente e ho capito anche che non abbiamo capito nulla di quello che succede (Loretta Napoleoni, as usual, scrive in modo assai semplice di cose molto complesse). Ho letto storie di donne indiane, cinesi e giapponesi. Ho letto di ragazze brutte e di robivecchi, di mercanti di spezie e di profughi russi.
Mi sono incriccato con una spalla (si è infiammato un nervo) e ho realizzato che, beh, non ho venti o trenta anni. Ne ho quarantasette. Quasi quarantotto. Argh. Ho anche cambiato occhiali. Sempre per la stessa ragione.
Mi sono preso delle cotte da adolescente, totalmente irragionevoli, e questo alla fine mi piace. Lo vivo come una specie di sconto di pena, come se dei quarantasette anni di cui sopra me ne togliessero di botto una ventina per buona condotta. Oh beh ognuno si sente giovane come può. :)
Ho deciso delle cose. Di sistemare un po’ casa, renderla più pratica e meno disordinata. Ho deciso che nel 2015 invece della palestra fatta male ci sarà dello yoga fatto bene. E che ci sarà anche un corso professionale, o di cucina o di pasticceria. Perché è ora di fare un po’ questo salto (nel buio?) e vedere se una passione può diventare un lavoro (amato anche se faticoso). Avevo deciso anche di dimagrire ma OH, EH! Un po’ per volta.
Ho anche deciso di curare un po’ di più questo blog. Vedremo cosa ne farò.
Tanta roba.
E mo’?
E mo’ cerchiamo di riprendere le fila del discorso. Ma piano, con calma. Iniziamo un pezzetto per volta. E iniziamo da un disegnino fatto al volo, scuè scuè, perché si sa che mi piace disegnare. Ma è un disegnino che racconta anche due ricette, e si sa, che mi piace cucinare. E celebra anche la cosa più importante. Ovvero, l’amicizia. Perché mangiare da soli è triste, cucinare per cento persone è faticoso, ma preparare una cena per un amico è invece una delle cose più belle che mi possano capitare.
La cena, quindi. Molto semplice, due portate e tante chiacchiere. Un risotto semplicissimo, di rape bianche (pelatele e tagliatele a dadini), con un po’ di guanciale tagliato a fettine sottili e due scalogni a tocchetti, in pentola con un po’ di burro. Quando iniziano a essere morbide, aggiungete del riso carnaroli, fatelo sfumare con un pochino di aceto di lamponi (ne basta poco, ma secondo me, con quella puntina fresca e impertinente della rapa e con quel grasso avvolgente del guanciale, ci sta benissimo) e cuocete aggiungendo brodo caldo (beh, lo sapete come si fa un risotto, si?). Alla fine, mantecare con una noce di burro e del parmigiano, pepe verde macinato al volo sopra il piatto e Et Voilà. Il risotto è servito.
Seconda portata, uno spezzatino di manzo. Nulla di speciale, se non fosse per il fatto che il manzo a tocchetti lo fate marinare per qualche ora in una marinata di Kefir (sapete cos’è il kefir? semplicemente, una bevanda ottenuta facendo fermentare del latte, io la trovo anche al mio supermercato), olio extravergine di oliva, sale e CAFFÈ. Yesss, per un 5oogr di carne un cucchiaio di caffè in polvere è sufficiente. Cospargete e massaggiate la carne col caffè, aggiungete poi kefir e olio, e lasciate per 4-5 orette in pace la carne a macerare e a insaporirsi. Poi fate un soffritto di cipolle dorate e olio, aggiungete la carne, un po’ di brodo e un po’ di latte tiepidi e fate cuocere, a fuoco MOLTO LENTO, per circa tre ore, a pentola coperta. Verso la fine aggiustate di sale e pepe, e servite caldo con qualche fetta di pane di Lariano per fare con il sughetto delle golose, ineducatissime, ma gustose scarpette. :)
Ecco. Bentrovati. :)

Annunci

Il Bulimico Ottimista, ovvero Orecchiette Guanciale e Menta.

Orecchiette Guanciale e Menta.

Insomma. Ricapitoliamo un attimo. Crisi economica devastante. La mia, in particolare. Due raffreddori come non ne avevo da anni. La neve a Roma. Una serie di grane che la metà bastavano. Sesso, manco mi ricordo più che è (già, che è?). Una cosa bella che finisce (si trasforma e cambia, resta bella, ma insomma sai che non è più quel mezzo sogno di prima). La prima riunione di preparazione del Roma Pride 2012 che è stata un epico gettafango come da tempo non se ne vedevano. Insomma. Non ci siamo fatti mancare nulla. In più, domani è il 29 febbraio. Anno bisestile. BBBRRR. Siete scaramantici? Io no. Però.
Dimmi se poi, da bravo bulimico, dopo una tale rassegna non ti viene una fame da lupi.
Ecco. In questo panorama deprimente, ogni tanto ci sono dei raggi di luce. Dei bei libri letti, per esempio. O la scoperta che alcune persone vicine a te scrivono, e anche bene.
Ovviamente anche amici e amiche, conosciute, o incontrate dopo tanto tempo. Relazioni che si rinsaldano, che si approfondiscono e prendono forma. Qualche possibile incontro un po’ intrigante. Insomma, ‘sto 2012 è iniziato freddo, scostante, cattivello. Ci ha fatto molto apprezzare i nidi caldi, le tane, il raggomitolarsi tra amici, ma insomma… qualcosa non quadra… ti rendi conto che non si può vivere sempre sulla difensiva, aspettando il peggio.

Stanno anche arrivando le prime giornate di sole. Roma così è meravigliosa. Una luce bellissima, dei colori che si superano solo in ottobre… Fa ancora freddo, ma già senti un desiderio diverso, di qualcosa di tenero, di fresco… Insomma. Non è primavera ma la vorresti qui.

Anche in cucina funziona così, anzi. E quindi prendi un piatto di per sé non proprio leggero, di cui hai una voglia insana, e… e lo alleggerisci appena un po’ con un odore, una spezia… Insomma, gli butti lì quell’anticipo di primavera che desideri. Hai deciso. magari sono stupido, ma sicuramente sono ottimista. :)
E ecco allora le Orecchiette con Guanciale e Menta. Era una sera solitaria, avevo fame, fredda, e però anche quel desiderio in più, di un sapore nuovo ma semplice. Apro il frigo e guardo cosa c’è…
La ricetta è stupidissima, in realtà. Mentre fate bollire l’acqua per la pasta, fate a fettine sottili del guanciale e mettetelo in una padellina a soffriggere, da solo, senza nulla. Fatelo diventare croccante e poi toglietelo dal fuoco. Nel frattempo, fate un bel trito di menta fresca (l’ideale sarebbe la Mentuccia Romana, io avevo invece della semplice Menta). Aggiungete un po’ di olio e abbondante pecorino, e fate una sorta di cremina-pesto. lasciate qualche foglietta separata ancora intera. Alla fine, quando state per scolare la pasta, prendete un po di acqua di cottura delle orecchiette e emulsionate il pesto con quella. Versate le orecchiette al dente in una padella, conditele con il pesto di menta e pecorino, aggiungete il guanciale croccante e un po’ di piccante, del peperoncino o della Harissa sarebbe l’ideale. Io ho la fortuna di avere della Harissa in gelatina aromatizzata alle rose, quindi un barattoletto di Nord Africa concentrata (grazie, Irene). L’aroma freschissimo della menta e il vaghissimo accenno di rosa (ma è davvero quasi inesisente), insieme al sapore forte e salato di pecorino e guanciale, e al peperoncino piccante, si mescolano in un piatto che poi è davvero semplice, un po’ povero, ma molto molto buono e soprattutto ti fa dire “vabbè, dai, che tra un po’ le cose andranno meglio, è già nell’aria”.

Bulimico sì, ma ottimista. :)

Orecchiette Guanciale e Menta.