Agrodolce, sontuoso e semplice.

nido Nido di linguine, cipolline caramellate e mandorle.

Questo è un periodo davvero strano. Strano per dire difficile. Difficile per dire brutto. Brutto per dire strano. Il lavoro? Il lavoro è calato (la mia pancia no, però), spesso è anche brutto, sicuramente è pagato poco, e ogni tanto il pensiero di tanta strada fatta per arrivare a questo punto un po’ mi deprime (ma non ne parleremo qui). Ma ma ma… ma ci sono nuove opportunità, un sacco di spunti differenti, tantissime possibilità e chance da cogliere. Quindi, come dire, si va avanti, navigando in mezzo a alti e bassi, contrasti forti, montagne russe e valli di lacrime. Insomma, agro e dolce.

Agrodolce. Sontuoso. Semplice. Sono i tre aggettivi che mi sono venuti in mente pensando a questo piatto (piatto, va detto, improvvisato per una cena dopo una giornata pesante, QUINDI, va da sé, un piatto altamente calorico e consolatorio).
Agrodolce, la sintesi più azzeccata di due sapori apparentemente impossibili da coniugare, e che invece armonizzano perfettamente, in mille piatti differenti. E qui l’agrodolce è dato dalle cipolline caramellate: fatte cuocere in un po’ di olio EVO, con aggiunta di aceto balsamico a sfumare (prima a fuoco molto alto, poi, coperto, a fuoco dooooooolce, ssshhhh pianino pianino…), sale affumicato (sì, mi piace, costa un po’ ma devo dire che quel tipo di sale lì, con i suoi granelli che scrocchiano leggermente sotto i denti, con quel sapore affumicato, beh, danno a qualsiasi piatto un tocco differente) e zucchero di canna Mascobado (grezzo, morbido, melassoso, dal colore scuro e dal sapore intenso). E buone buone, le cipolline cuociono per una trentina di minuti, lentamente, mantenute umide dal coperchio. Nel frattempo si prendono delle mandorle a scaglie e si fanno tostare rapidamente in un padellino antiaderente, diventeranno croccanti e sprigioneranno il loro aroma delicatamente dolciastro.
E l’acqua per la pasta? Ve la siete dimenticata? Ecco, bravi, mettetela su. Bolle? Bene, buttate allora nell’acqua bollente (e salata, Cristo, il sale… me lo scordo sempre) delle linguine e fatele cuocere molto al dente. Nel frattempo, avrete tolto le cipolline, che saranno cotte e morbide (ma non sfatte) dalla padella dove le avete lasciate gli ultimi 30 minuti, e mettetele da parte, mentre userete il liquido di cottura (avrete ottenuto a questo punto un ricco, sontuoso intingolo di cipolla, olio, zucchero e aceto balsamico) per risottare (brutto termine, ma tant’è) la pasta una volta che la avrete scolata. E quella storia del mestolino di acqua di cottura da buttare sulla pasta? Oh yesss, è vera, quando la fate finire di cuocere in padella, insieme all’intingolo delle cipolline, un po’ di acqua di cottura della pasta gli darà morbidezza e amalgamerà meglio i sapori. Poi, siccome sono golosissimo, ho aggiunto alla pasta una spolverata (ma POCO eh) di Parmigiano.
Impiattare: con un forchettone fate sul piatto un nido di linguine (aiutatevi con un anello per mettere in forma, se non ci riuscite al volo), spargetevi sopra un po’ di scaglie di mandorle tostate, e alla fine adagiatevi delle cipolline, lucide e brune del loro caramello.
Il sapore, come dicevo sopra, è sontuoso. Ma alla fine sia il procedimento che gli ingredienti sono molto molto semplici (se vogliamo, giusto il sale affumicato è un filino ricercato, ma beh… è bbono, ce lo avevo, ce l’ho messo, ci sta bene. tiè).
E ciao. Davvero nulla di più consolatorio.

PS GIURO, imparerò a fare foto migliori.

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