Disegnare di notte.

Disegnando, di notte.

La notte, per chi disegna (e non solo), è un momento magico. Zero distrazioni, se non quella meravigliosa e continua del tuo cervello che vaga. Si concentra, poi fa un giretto, curiosa qui e là, poi una sigaretta, poi torni al foglio di carta che non è più bianco, lo riguardi, e viene un’altra idea. Non hai fretta, tanto lo sai già che farai le tre, le quattro del mattino, a disegnare. In quella ovatta di velluto nero che è una notte calma, senza incubi o forzature (la notte può anche essere terribile, eh), ti crogioli in un misto di dolcezza e di eccitazione, ma è l’eccitazione del creare. Magari i risultati, visti il giorno dopo, non sono proprio quelli che credevi (ma, a onor del vero, le mie creazioni notturne mi hanno quasi sempre soddisfatto). E intanto riprendi contatto con quella parte di te che di giorno è sommersa di infinite cazzate, di consegne, di doveri, di chiacchiere, anche di cose belle ma diverse. Disegnare di notte e disegnare di giorno. Due cose totalmente diverse, per me.

Disegnando di notte, si mescolano fantasie erotiche e desideri infantili.

Firecrotch

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