Sfizio

azuki brownies and labné

“Ciao!”
“Ciao! Ehi, ma anche tu a Roma?”
“Eh sì, e tu? Vacanze nulla quasta estate?”
“No…. Sono rimasto qui a lavorare…”
“Sigh… ti capisco…”
“Sigh”
… segue…
Beh? Può capitare di passare una estate intera a casa. Senza andare in vacanza. Può capitare, perché non ci sono i soldi per farsi un viaggio, o perché hai dei lavori da chiudere. O per tutte e due le ragioni. E se in tempo di crisi, non vai tanto per il sottile e decidi che puoi anche restare ad agosto a lavorare per poter poi pagare debiti, affitti, bollette, iva, mutui, multe, e tutto il resto. Sfizi compresi.
Sfizi?
Sì perché a parte la descrizione un filino tragica della situazione, un agosto romano ha comunque un suo perché, oltre le solite banalità (che comunque tanto banali non sono, come labellezzadellacittàvuota, ilparcheggioassicurato, laserafuorinonsistapoicosìmale etc etc).
È una questione di prospettiva. Roma è una città che se viene vissuta come una condanna è una delle peggiori condanne possibili. Coattume diffuso, inefficienza dei servizi ai cittadini, caos, insomma, chi vive qui lo sa. Ma a Roma si dice anche “famosela pija’ bene”. E allora me la sono fatta pijà bene, sfruttando al massimo gli aspetti positivi, che non sono pochi, e sono, appunto, sfiziosi assai.
Roma assume un aspetto più lunare e metafisico che mai. L’EUR, Garbatella, Coppedè, ma anche il Gasometro o Corviale, diventano luoghi di allucinazione fertile e visionaria (una gitarella a mezzogiorno a Montesacro ti risparmia un sacco di soldi in droghe pesanti).
Poi anche se tu lavori, gli altri invece no. Quindi improvvisamente alle sei di pomeriggio non hai più un pdf per la stampa da preparare, e puoi andare a farti una birretta al chioschetto di piazza Vittorio senza per forza sentirti in colpa, ma anzi, è un premio duramente sudato per l’eroismo estivo. Il telefono a studio squilla poco anzi non squilla mai, concentri tutto in poche ore fruttuose (se ti va), e poi per il resto la tua mente può vagare libera e senza peso alcuno (ti vai a vedere al cinema Pacific Rim, te lo godi, e poi hai dei sonni turbati dai bicipiti dei protagonisti, altro che Lars Von Triar).
Incontri ogni tanto altri superstiti, spiaggiati dalle rispettive estati povere, e trovi con loro una sorta di solidarietà-zombi sugellata da feste last minute (e SENZA andare al Gay Village, eh). E le foto su Istagram della tua surreale estate capitolina riparano il danno delle migliaia di altre immagini di piedi a mollo, granite siciliane in sicilia, close up di genziane alpine.
Ecco, agosto a Roma non sarà magari un banchetto, ma sicuramente è uno sfizio. E in fatto di sfizi, in senso alimentare, beh, non è che stiamo proprio a pettinare le bambole qui. Complici pomodori freschi e frutta di stagione, si fanno conserve, marmellate e accostamenti arditi (arista di maiale, cipolle rosse e pere, ad esempio). E che non vogliamo metterci anche un finger food? Se non è uno sfizio quello… Allora, cuccatevi sto microbrownie salato di fagioli azuki, e labné. Più lungo a scriverlo che a farlo (o a magnarlo). In realtà, è una cosa semplicissima da fare. Basta cuocere i fagioli azuki (quelli rossi giapponesi) con delle cipolle, delle carote, un po’ di succo di limone, del lemongrass, un pomodoro o due, un pezzetto di zenzero fresco insomma qualche verdura e qualche odore (limone e lemongrass secondo me sono insuperabili in questo caso), mantenendo il tutto umido (insomma, cuocere, stufare, brasare con molto liquido), fino a che non si disfano (fuoco basssssso, un’oretta di cottura). Avrete una base perfetta per tutta una serie di esperimenti. Io ho provato a farci dei minibrownies, aggiungendovi, una volta raffreddato il tutto, un po’ di yogurt, due uova, e un po’ di maizena. Ho poi passato l’impasto negli stampi in silicone (meglio che fare un teglione e poi tagliare, in questo caso). E li ho infornati a 180-200 gradi per 15 min circa. Fate raffreddare e poi sformate il tutto.
Sopra questa base, potete poi fare mille esperimenti. Fichi secchi, ‘nduia, pomodorini caramellati, quello che vi pare. In questo caso, ve lo propino (eheheh) con una cucchiaiata di Labné (il “formaggio” libanese fatto facendo sgocciolare lo yogurt, ne avevamo parlato qui).
Quindi, sfizi. À go go.

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