Minimal.

Micropagnottine di farro, gelée di carote e harissa alla rosa, gelée al pomodoro caramellato.

Micropagnottine di farro, gelée di carote e harissa alla rosa, gelée al pomodoro caramellato.

 

Minimale. Piccolo. Raffinato. Insufficiente a sfamare chicchessia. Snobbettino e fighetto. Vedetelo come vi pare, il fingerfood , che vi piaccia o no, quello è. Può anche essere composto dagli accostamenti più barocchi e audaci, ma se è (come deve essere) ridotto alle dimensioni di un boccone, allora minimal è la parola giusta. E anche da queste parti, nonostante le diete, la pigrizia, e mille altre rotture, ci si è avventurati nella esplorazione del fingerfood. Un tentativo di rendere qualcosa contemporaneamente essenziale, gustoso, e anche un pochino concettuale. Un piacere per gli occhi e per la gola. Certo, tutto molto personale, ma insomma, ecco il primo risultato dell’esperimento. Sono delle pagnottine minuscole (un boccone e via!) di farina di farro, servite insieme a due “bottoncini” di gelatina di verdure. Una, è composta di pomodorini caramellati, l’altra di carote cipollotto e Harissa alla rosa (una specialità che mi porta dall’Inghilterra la mia amica, gourmet, mamma di tre capolavori, e instancabile dj, Irene).
Le gelatine sono facilissime da fare. Prendi carote, cipollotti e li triti e metti a cuocere in una padella con un po’ di olio e facendo in modo che sia sempre liquido, senza asciugare mai (usate acqua, o vino, o latte come ho fatto io, insomma quello che vi pare). Quando tutto è quasi cotto, aggiungete la Harissa e fate finire la cottura. E poi frullate il tutto. Stessa cosa (separatamente, ovvio), per i pomodorini, che farete caramellare in padella con cipolla rossa e zucchero di canna (qui il liquido è assicurato dai pomodorini stessi).
Una volta frullate le due verdure, le addenserete con Agar Agar (ebbene si). L’Agar Agar è un addensante VEGETALE (viene da un’alga quindi niente colla di pesce, che è peraltro collagene suino se non sbaglio), che si scioglie in liquidi bollenti ( o quasi, circa 80°), addensa a temperatura ambiente (quindi non serve tenere in frigorifero quello che volete addensare), è insapore e inodore, e ha diversi gradi di gelificazione a seconda di quanto ne usate (può rendere semplicemente una salsa più densa, o può solidificare in maniera decisa un liquido).
Una volta addensate le due gelatine in due piatti, e sformate, con delle formine da biscotti il gioco è semplicissimo: tagliate, assemblate (qui in foto, il fingerfood è “scomposto” e impiattato, ma potete montare tutto su uno stecchino di bambù e GNAM), e il risultato quello è: un boccone basic, pane e companatico, ma reso essenziale, puro gusto, con anche un bel contrasto tra il pane così grezzo e le gelée che invece sono una specie di distillato-di-sapore.
Provateci. Nella sua snobberia (perché SI, il fingerfood è un po’ una snobberia), è buonissimo e geniale (non io, lui).

 

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