Bullismo o Omofobia, chiamatelo come vi pare.

Sono secoli che non scrivo nulla sul blog. Poca voglia, pigrizia, dieta (sì, la dieta…). Poi succede un fatto. Succede che un ragazzo di 15 anni si toglie la vita. Perché? I compagni lo prendono in giro. Perché è gay. Forse. Non si sa. La vicenda è sui giornali, e scatena emozioni forti, tanto forti anche su di me. Mi risale su tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Ricordo le prese in giro subite, ricordo come facevo buon viso a cattivo gioco perché avevo paura anche di prenderle (sempre stato piccoletto, rigà). Ricordo con molta vergogna anche quelle volte in cui io mi univo agli altri per sfottere qualcun altro, era umano non sentirsi sempre l’oggetto dello sfottò, ma non per qusto era meno orribile. Ero stronzetto, mh?
Poi si cresce, per fortuna, e si fanno delle scelte. Si sceglie di essere meno vigliacchi, inizi a renderti conto che se prima non combatti i pregiudizi che ti porti dentro non potrai fare nulla… Insomma, si cambia. Ma certe ferite te le porti sempre dentro, e fatti come questo le riaprono tutto di un botto. Ti manca il fiato, ti assalgono delle immagini e dei ricordi, le guance arrossiscono, il tempo si appiattisce, e il passato è lì.

Mi ricordo una volta, alle elementari, che ci si divise tra maschi e femmine per giocare a una specie di acchiapparella selvaggia, maschi contro femmine appunto. Mi ricordo che ero ben felice di ritrovarmi tra le ragazze a inizio gioco per poi finire nuovamente tra i maschi, in una sorta di capovolgimento della cosa, perché così mi avrebbero comunque accettato tra loro. Ero felice, ma contemporaneamente qualcosa non quadrava. Mi vergognavo. Non capivo bene perché, ma mi vergognavo. Ero omofobo, verso di me? Misogino? Bullo in genere? Non lo so.

Mi ricordo anche quando facendo i tre giorni per il famigerato servizio militare (che non ho fatto, ma ho fatto il servizio civile, thx god) l’ultimo giorno andai a colloquio con un ufficiale che mi fece delle domande. Avevo una maglietta, quel giorno. Una maglietta del concertone del Live Aid (era una luminosa mattina del Giurassico). Mi guardò schifato, chiedendomi perché avevo quella maglietta (che cazzo di domanda, eh). Era omofobo? Era machista? Militare tout court? Bullo? Non lo so, mi sono scordato di chiederglielo.

E ricordo anche due fighetti al liceo (Liceo Classico T.Tasso, la scuola di sinistra a Roma, fucina di cervelli cervelloni cervelletti e radicalissime chiccherie, me compreso), che facevano due o tre battute (“battutine” rende meglio) a me e un mio amico, a ricreazione, sfottevano e poi via, non è che gli dessimo nemmeno tanta soddisfazione, in fondo. Eravamo troppo abituati a non reagire, non credo ci provassero gusto. Mi ricordo anche che uno dei due era bellissimo. Un ricciolone biondo, bello e atletico, naso aquilino e scucchia di ordinanza. Io, alto dodici centimetri, cicciotto, e col capello insensatamente riccio-crespo. Senza fiato. Stesso pianeta mondi diversi. Che era? Bullo, omofobo, tutte e due le cose? Erano solo battutine innocenti (non prendertela, cazzo, no? è una battuta), o erano il sintomo del razzismo che nessuno ammette di provare (tranne qualche stronzo che ne va fiero, certo)? Vorrei chiederlo a lui, ma credo di non sapere manco come si chiamasse.

Ne ho tanti di ricordi così. Ne ho anche di peggiori. Non ha importanza, mi dico. Sono cresciuto, ho superato certe cose. La gente così ora mi fa quasi pena. Mi dico. Mi racconto.
Poi un ragazzo muore. Si toglie la vita non si sa bene perché. E io (io, anaffettivo, un po’stronzetto, decisamente preoccupato più che altro da come mi cadono adesso i pantaloni, ora che ho ritrovato-la-linea), io dicevo, mi sento tutto che risale su. Mi viene un colpo. Una emozione forte. Leggo della vicenda on line. Leggo i commenti. Mi sale una rabbia infinita, insieme a un dolore che è vecchio ma anche nuovo. Qualcuno si mette a cercare di capire se era omofobia, o bullismo. Fa davvero tanta differenza? La fa veramente? Si tratta sempre di una forma di violenza, di sopraffazione, di pregiudizio. Punto. Iniziamo a combatterla. A combatterla per quello che è, razzismo, paura del diverso, paura di stare da soli, e lottiamo contro ogni forma di pregiudizio a partire da quelli che ci portiamo appresso.

Ora pare che in realtà il ragazzo che si è tolto la vita non vivesse in un contesto omofobo, non fosse bullizzato. Negano i professori e i compagni. Spero sia così. Lo spero tanto (anche se sinceramente non credo proprio quasi più in nulla, ormai). Ma la vicenda comunque porta a galla un sacco di pensieri, e rimane un assunto fondamentale. Che violenza, bullismo, razzismo, omo e transfobia, intolleranza, odio verso i nomadi, disprezzo per i portatori di handicap, antisemitismo, misoginia, discriminazioni in base al genere, al censo, allo status sociale, alla religione o alla non-religiosità, all’orientamento sessuale, alle idee e agli orientamenti politici, alla forza o alla debolezza…insomma, tutto questo insieme di roba qua dai mille nomi ma che ha una sola unica sostanza, va COMBATTUTO. A partire da quella che ci portiamo dentro, se riusciamo a leggerci dentro un pochino.

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