All about Tintin.

 

Insomma, avete un ragazzetto giovane giovane ma già indipendente, dandy q.b., un po’ biondastro un po’ roscetto, con un ciuffetto che ha fatto tendenza, mettetegli accanto un inseparabile cagnolino bianco, un manzo barbuto e dedito all’alcol altrettanto inseparabile (ma molto più inspiegabilmente, a meno che…), calatelo in mille avventure da cui ogni forma di romanticismo sembrerebbe esclusa (tranne… oh beh ve lo dico dopo), eliminate praticamente qualsiasi personaggio femminile tranne un soprano matto come un cavallo… E cosa abbiamo?

Tintin, ecco cosa.

Ora dico. Non so a voi, ma a me pare un immaginario assolutamente gay. E nemmeno troppo velatamente. No no. Proprio una situazione che lascia pochi dubbi. Scusate ma intanto il piccolo Tintin sembra davvero una twinky di Gay Romeo (magari senza la definizione di “solare” nel profilo). Dinamicissimo, furbetto, sempre a posto (mai un ciuffetto fuori posto), cosmopolita, abbastanza curioso e ficcanaso. Di mentalità aperta. Ha un impermeabiluzzo che SICURAMENTE è un Burberry’s iconic trench. Porta un paio di pantaloni alla zuava e sembra uscito fuori da una sfilata di uno degli Antwerp Six. In forma (fa SEMPRE stretching, lui!). Insomma, non sarà frocio, non sarà omosessuale o queer, ma certo è gay enough.

Il bel Tintin non si separa mai (dico MAI) dal suo cagnetto bianco Milou(non un pastore tedesco, non un terranova, un molosso o un chihuahua, ma un Fox Terrier irrequieto e legatissimo al suo padrone). Non proprio un Toy Dog, che forse sarebbe stato poco adatto per un carattere avventurosetto, ma siamo lì. Vabbè il binomio uomo-cane non è necessariamente un segnale di froceria (anche se potremmo pure definirli fluffer + fluffy). Ma l’idea che Tintin abbia scelto il suo Milou per rimorchiare al parco facendogli fare la quotidiana pisciatina mattutina, non me la toglie nessuno dalla testa.

E poi c’è il Capitano Haddock. Archibald Haddock. Mezza età, bruno, barbuto, robusto ma non grasso, sicuramente tonico. Marinaio anzi capitano. Alcolista che manco Sue Ellen ai bei tempi. E le sue intemperanze causano regolarmente dei disastri. Anzi, sono spesso il motore di tutta l’azione. Eppure Tintin non si separa mai dal suo amico fraterno. Ora, cosa può portare un tipetto tutto smart a tirarsi dietro un simile accollo (non bastasse il cane) se non ci fosse qualche ragione meno evidente? Ci domandiamo. Il capitano è particolarmente dotato a prua? Ha un albero maestro? Quali particolari doti private fanno dimenticare le sue innegabili pecche pubbliche? Insomma, anche lì i segnali paiono chiarissimi. Hai voglia a parlare di cameratismo, di amicizie maschili, di pacche sulla spalla e bevute tra compagni. Se Haddock non ha mai portato Tintin a fare un giro per conoscere le sue amichette che lavorano laggiù, al porto, significa molto probabilmente che di amichette non ne ha. O al massimo ci si scambia il blush.

Ci sono poi altri campanelli di allarme. L’amicizia che lega Tintin a Chang Chong Cheng (altra twinky, ma cinese) è talmente profonda che Tintin ne sente l’invocazione di aiuto per via telepatica, mentre l’aereo di Chang si schianta sulle montagne del Tibet. E il sentimento che li lega sembra la cosa più vicina a un amore che sia mai apparsa sulle tavole di Hergé.
Non penso sia un caso che non ci sono personaggi femminili (tranne rarissime sporadiche apparizioni) nelle avventure del roscetto belga. Nessuna fanciulla da conquistare, salvare, impalmare. Nessun flirt. Nemmeno una cattiva, seducente vamp. Zero. L’unico personaggio femminile di rilievo è Bianca Castafiore, cantante lirica milanese completamente pazza, biondo tintissimo con cotonatura, non più giovanissima, non proprio magrissima. Un po’ drag, un po’ fag hag, irrompe disastrosamente nelle vicende e sembra sempre slegata dalla realtà, come un po’ anche gli altri personaggi (il prof. Girasole o Tornasole, i poliziotti Dupond e Dupont, Nestore il maggiordomo). Tutti maschi.
Il resto è una pletora di militari, contrabbandieri, antiquari, cacciatori di tesori, esploratori, marinai, omaccioni di tutte le razze, fogge, età ed estrazioni sociali. Donne? A parte la succitata Castafiore e altre sporadiche apparizioni, zero. Minimo minimo, un filo misogino.

Insomma. Che sia stato un lapsus dell’autore, o che sia la mia lettura parzialissima da appassionato e sognatore, sta di fatto che Tintin, come tutti i capolavori, si presta a una marea di possibili interpretazioni, contraddittorie e non univoche, che trascendono la volontà di chi li ha creati. Non a caso Hergé era un autore ultracattolico, Tintin è diventato un emblema della destra più destra che c’è, eppure, a parte un evidentissimo anticomunismo e un atteggiamento razzista soprattutto nelle prime storie come Tintin in Congo (allora colonia belga) Tintin è anche un personaggio curioso e aperto, ricettivo verso il nuovo e accogliente verso il diverso. Quindi mi rivendico la possibilità di vederlo dal mio personalissimo punto di vista, perché la sostanza del buon (e bel) Tintin non sarà comunque mai esaurita da una sola lettura. Prerogativa dei veri capolavori.

 

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