La Vispissima Teresa. O parodia di mezza estate.

Si può scrivere una parodia in chiave sm della vispa Teresa (la versione lunga, quella con il seguito scritto da Trilussa)? Ebbene si. Eccovela qua. :)

La vispa Maîtresse
avea sovra il letto
frustato e fistato
gentile schiavetto
e tutta giuliva
con aria lasciva
gridava al disteso
” ‘Sto dildo lo hai preso?”

A lei supplicando
lo schiavo gridò:
“gemendo e sudando
io godo, lo so
dai, su, fammi male
e schiaccia ‘ste bale.
Deh, legami e anch’io
starò come un dio”

La lady stizzita
gli schiaccia due dita
“Shhh, tu devi star zitto,
e rigare dritto”
Contuso, pentito,
lo slave si azzittì.
Ma era assai lieto
di stare così.

Se questa è la storia
che sanno a memoria
i Master di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand’era ventenne:
Un giorno a una festa
la vispa Maitresse
uscendo dal cess
si alzava la vesta
per fare del Pissing
e dar due schiaffoni
(che a tutti gli schiavi
fa molto piacere)

Il bottom Armando
vedendola gialla
le disse “ti prego
ti prego, rifalla”
La Lady arrossì
ma fece pipì.
“Berrete?” – “Berrò:
ma badi, però…”
“Parola d’onore!”
E bevve per ore.

Il giorno seguente,
la bella padrona,
dal gioco bollente,
e l’aria sorniona,
gridava frustando:
“ti pisto, mio Armando!!!”
A lei supplicando
legato, gridò:
“Sì che mi fa male
la spina dorsale:
continua, che io
non sono più mio.
Hai qualche programma?
Vuoi farmi da mamma?”
A tale minaccia
Armando fremette,
ma lei sulla faccia
gli sbatte le tette.

Inflitto dolore,
fumata una canna,
la vispa Maitresse
lo slave non accana.
Di nulla pentita,
per nulla confusa,
giocò la partita
e non chiese scusa.
Per circa tre ore
ne mena parecchi.
Fra giovani e vecchi,
maschietti e signore
la vispa Maitresse
con grande finesse
l’Armando puniva
che a lei le si offriva.
(Lo schiavo che soffre
se apostrofa l’esse
ha tutto interesse
a dire che s’offre).

Ma giunte le venti
stringendo tra i denti
il vecchio frustino
di cuoio latino
per torsi d’impaccio
dai prossimi acciacchi
pensava: “Mo’faccio
casino coi tacchi”.
L’Armando gaudente
colpì lo stivale
“Padrona! Che male”
“Stai zitto, fetente!
È un tocco di classe
il tacco sul muso
e sono sicura
che non ti ho deluso”
E lui di rimando
rispose “No, no!…
Io sono l’Armando,
non protesterò!”
Contuso e colpito
lo schiavo arrossì,
sorrise contrito
e lei lo colpì.

Ed or la Maitresse
un po’ stufa, nevvero
non ha che un pensiero:
andar’alla GS.
A fare la spesa:
la pancetta tesa,
il latte, la pasta,
e quello che resta
per farci una gricia.
E quindi fissando
con occhio distratto
lo schiavo legato,
ben fermo sul letto,
lei dice:”Schiavetto
lo vuoi un bel gelato?
Il gioco è finito,
fin troppo è durato”.

Così pure dessi
con fare innocente
insieme alla gente
s’en vanno da Fassi
a farsi due coni
di crema e lamponi.

“Fu proprio una manna!”
Sospira l’Armando
e lecca gustando
sul cono la panna…
“Se questo qui insiste
gli faccio la festa”
pensò la padrona
di nuovo sorniona…
E lui non rifiuta,
ma anzi, l’aiuta
le porta la spesa
e su per le scale
ripensa a quel male
(spasmodica attesa)…
un colpo con l’asta,
lo schiocco di frusta…
Padrona e schiavetto…
l’incastro è perfetto.

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