Dieta, Pride Park, Tacchino e Friggitelli. Ovvero, Chic and Sciatt.

 

Basta poco per dare stile a una dieta da fame!

Ebbene si. Sono a dieta. Evidentemente tutte le quiche mangiate e sperimentate negli ultimi mesi hanno fatto fin troppo bene il loro lavoro, e quindi… e quindi, adesso ci aspetta un periodo di magra. In realtà vista la crisi il periodo di magra lo vivo già. Equitalia, Acea, Eni e Alice mi tartassano con una regolarità svizzera e insomma, per essere assolutamente in linea con i tempi, anche io mi alleggerisco un po’. I primi benefici effetti li vedo già. Riesco a zompettare allegramente senza sentire le mie ginocchia urlare, riesco a fare le scale senza polmone d’acciaio, e un buco della cintura in più è stato conquistato. Certo facile non è. Perché anche se a cucinare me la cavo, dover rinunciare a tutta una serie di cibi che amavo alla follia, fosse anche solo per un po’, non è semplice. E non è bello. Un amante dei formaggi come me, che si ritrova la scritta “Yocca” così, sbattuta su una scheda da un dietologo senza nemmeno avvertire prima… senza una piccola preparazione, tipo che so, “Guardi, si sieda. So che lei è un uomo forte… se ne faccia una ragione, per un po’ la parola Gorgonzola sarà solo una denominazione geografica per lei…”. Invece nulla. Senza pietà alcuna, ogni ambizione gourmand è stata spazzata via dal numero esiguo degli ingredienti buoni (che son pochi relativamente… tutte le verdure del mondo, per fortuna…) e dal lungo elenco di quelli vietati. Ma insomma, si sapeva. Quindi, ciccia. Ciao ciao pizza, addio tiramisu, benvenuta carotina.

Certo non ci manca la fantasia. E si fa di necessità virtù. Quindi, ecco che un pasto superdeprimente può diventare più gustoso se prepari del Tacchino con Friggitelli facile facile. I friggitelli li pulisci e li cuoci in padella con pochissimo olio (giusto il necessario perché non si attacchino) e un po’ di acqua, tenendo tutto ben coperto (sarà il vapore dell’acqua rilasciata dai friggitelli stessi a cuocerli, e visto che l’olio è pochissimo, non trasuderanno sugna (come certo piaceva a me.. coff coff). Il tacchino invece si fa a pezzettini e si mette a cuocere sulla piastra grigliata, senza olio ma con solo del sale sulla piastra. Una volta cotto mescolatelo ai friggitelli, e condite il tutto con olio a crudo, aceto di lamponi e un goccetto di succo di lime (sì, sì, ci sta bene, fidatevi). Meglio tiepido che freddo, in quanto tutto il pollame tende a indurirsi un po’ troppo se non lo disfacete un po’, o se non lo marinate. Se volete potete anche aggiungerci dei funghi che avrete cotto sempre sulla piastra, ci stanno bene.

Ok fin qui abbiamo capito che siamo a dieta. Ma cosa c’entra il Pride?
Beh. Intanto c’entra perché qui siamo in piena “stagione dei Pride”. E capite che sono particolarmente attivo in questo periodo. Poi perché il sunnominato Tacchino me lo sono portato appresso come pasto al piccolo Pride Park di Villa Gordiani, lo scorso weekend. Per tre giorni sono stato in uno spazio che vedeva sfilare sotto il mio naso Lasagne, Cannelloni, Insalate di pasta e altri carboidrati. Quindi con estrema forza di volontà ho resistito alle sirene nazional-popolari del punto ristoro “quasi una festa dell’Unità” (ma meglio e senza salsiccia grigliata) e sono stato BRAVISSIMO.

E che era ‘sto Pride Park?
Ecco, raccontiamolo un pochino.
L’anno scorso per l’Europride si era fatto un park a piazza Vittorio durato quasi due settimane tra mostre, eventi, spettacoli, proiezioni, dibattiti e presentazioni di libri, tutti a tematica lgbtqi. Il bello dell’iniziativa era vedere una piazza di Roma popolata da stand e banchetti delle associazioni lgbtqi, brulicante di attivisti, militanti, drag queen, indiani, passanti, gay, lesbiche, cinesi, fighetti del Pigneto, trans, etero, tutte persone capitate in una piazza DENTRO la città, che anche solo per caso avevano trovato la voglia e la curiosità di stare insieme. Un luogo vivo, quindi, lontano mille miglia da appuntamenti ingessati ed istituzionali, dai ghetti gay, e dalla stessa parata che, anche se momento festoso e politico nello stesso tempo, si svolge sempre in una città muta, vuota, tra l’indifferente e l’impaurito.

Questa esperienza, mutatis mutandis, la volevamo ripetere a tutti i costi anche quest’anno. Soldi pochissimi, tempi strettissimi. Stritolati tra burocrazie a volte incomprensibili, organizzazione un po’ dis-organizzata, tanti attori diversi e a volte poco abituati a parlarsi, abbiamo comunque fatto il nostro piccolo percorso. Ne è venuto fuori un piccolo park dentro Villa Gordiani: una tre giorni di dibattiti pepati, con momenti anche molto toccanti, ad indicare che le tematiche non erano mai banali e che abbiamo tutti e tutte preferito confrontarci con contraddizioni e criticità, piuttosto che ingessarci in degli pseudo talk show). Una tre giorni di spettacoli musica cabaret cinema e artevaria, con vette di una caciara che solo a Roma si può raggiungere (chi ha visto il karaoke, sa quello che dico) ma anche improvvisi spazi delicati, ironici, polemici, insomma, tante cose. A molti è piaciuto, ad altri no; certo è che come esperimento è lontano anni luce da altre situazioni patinate (e costose, eh, mentre ricordo che il park era gratis) cui tanti di noi sono abituati, quasi a pensare che nient’altro è possibile. E invece no, altre strade e altri percorsi esistono, e lavorando insieme si possono creare degli spazi attraversabili da ciascuno di noi. Spazi dove convivere e coesistere tra finocchi quasiventenni, lesbiche battagliere, azzimatissime trans senza un capello (o un cappello) fuori posto, amanti del cuoio, famigliole tradizionali e molto meno tradizionali, orsacchiottoni tutto zucchero e colesterolo, vecchietti della bocciofila, fricchettoni old school e new twinkies, basta solo avvicinarsi alle cose con curiosità e senza pregiudizio.

Chiudo quindi il post con questa microcelebrazione di tutte le persone che, anche litigando, sudando caldo e/o freddo, mettendoci la faccia, i soldi, tempo prezioso e know-how ancora più prezioso, hanno fatto si che si aprisse uno spiraglio nell’asfittica scena romana. Molto “alla romana”, appunto, con quella che amo definire la iperdemocratica mescolanza di principi e pezzenti, di stile e sciatteria, che è, appunto, il vero stile romano. :)

 

NOTA BENE: appunto per questo, il mio tupperware di plastichetta contenente il dieteticissimo pasto è diventato una scatola-bento con tovaglietta e bacchette stilosissime. Come da foto! :)

 

Autodeterminazione dietetica, ovvero resistenza alla lasagna.

4 thoughts on “Dieta, Pride Park, Tacchino e Friggitelli. Ovvero, Chic and Sciatt.

  1. :D :D :D per il “Guardi, si sieda. So che lei è un uomo forte… se ne faccia una ragione, per un po’ la parola Gorgonzola sarà solo una denominazione geografica per lei…”
    complimenti per le iniziative e per la determinazione che metti nella dieta e non solo ;)

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