Un’altra quiche? Ovvero di come gli asparagi ti fanno tornare bambino.

Si, si, a me piacciono le quiche. Evidentemente sono davvero gay in questo. Ma insomma, come si fa a non amare quello scrigno di pasta che racchiude ingredienti gustosissimi? Quindi se ne propongo ancora una, non se ne abbiano a male gli amanti delle graziose e zuccherine cupcakes che hanno ormai soppiantato il morbido muffin nel cuore dei foodies. Non me ne vogliano gli amanti della zuppona di cereali, calda o fredda, local o global, che sia estate o inverno. Non si arrabbino gli adoratori dell’arrosto (che avranno presto una ricettina tutta per loro). Né mi maledicano i fan del primo piatto passepartout, della pasta svelta con verdure e quelcertononsoche, la spezia di turno o la fetta di lardo gourmand. Anche stavolta la star è una quiche.

Ok, va bene. Ma CHE quiche è? Iniziamo col dire che siamo in primavera e per me primavera significa verdure. Soprattutto ALCUNE verdure. Gli asparagi. Li amo, li ho sempre amati. La mia passione sono quelli selvatici, piccoli, sottili, gustosissimi, da cucinare senza lessarli prima, direttamente in padella, amarognoli e saporiti. Anche gli asparagi bianchi, pallidi, delicati, serviti con salse burrose, mi piacciono. Un po’ meno di quelli selvatici, ma insomma.
Solo che ogni volta che mangio gli asparagi, c’è la manfrina del “lessali prima” che li fa diventare mosci (ed è una parola BANDITA da molti miei vocabolari – ehm!) e acquosi… Per niente appetitosi, insomma. Ma… ma forse, almeno per alcune preparazioni, l’idea c’è.
Se devo cuocere degli asparagi per una pasta, o, guarda caso, per una quiche, l’ideale è, dopo averli puliti se necessario, TAGLIARLI PRIMA a pezzetti (e non dopo una volta lessati) e sbollentarli appena in modo che siano ancora duretti e croccanti, e poi fargli finire la cottura in padella, saltati con un po’ di olio o di burro. Rimarranno comunque al dente, ma saranno molto più saporiti. E faranno da sublime condimento per una pasta semplicissima (aggiungete solo pepe nero e parmigiano… e vedrete) o per, appunto, una quiche.

E che altro ci va in questa quiche?

Questa volta avevo voglia di sapori decisi. Niente mollezze, niente salsine delicate, zero burro. In questa quiche decisamente rustica, ho messo un mazzo di asparagi a pezzetti (trattati come sopra), due salsiccette a pezzettini, un pochino di guanciale croccante, tre cipollotti a tocchi, e del caciocavallo ragusano a dadini. Poi, dopo aver spadellato il tutto per un venti minuti, ho versato della panna nel composto (una confezioncina piccola). Spento il fuoco, una volta che tutto è tiepido, ho aggiunto due uova intere e un tuorlo. Una rapida mescolata e con quello ho riempito la tortiera foderata con una bella pasta da quiche preparata prima (io ho usato 200gr di farina di farro, stavolta, con un uovo, 90gr di burro, sale e 25gr di acqua fredda). Infornate et voilà, dopo 25min di forno a 180 gradi, la quiche è perfetta.

Perfetta e saporita. L’asparago, delicato e aromatico, insieme alla salsiccia sapida e al gusto deciso del caciocavallo, si mescolano alla dolcezza della panna, mentre le uova e la pasta “à quiche” danno a tutto una struttura solida. Sono sapori che conosco bene. Sono quelli della campagna, di quando da bambino passavo un mese d’estate a Spoleto, nella casa dei miei nonni paterni.
La casa dei nonni. Ho dei ricordi molto netti di quella casa. Me la ricordo grande, tanto grande. Per me che ero abituato a un appartamento di città, a Roma, trovarmi in una villa a due piani era una cosa così strana. Non era solo l’effetto “Davide contro Golia”, che da piccoli abbiamo sempre e che ci fa sorridere da grandi, perché quello che ci sembrava enorme allora è piccolo, tanto piccolo adesso.
No, la cosa che mi colpiva era il vuoto. Lo spazio. Le stanze, il corridoio, il grande viale di ingresso, il giardino e il bosco, tutto era vuoto, silenzioso… L’ideale per un piccoletto come me, che scopriva ed esplorava il mondo, per di più quasi sempre autonomamente, da solo o col cugino spoletino di poco più grande.

C’era anche una casetta minuscola, nel bosco. Era un microrifugio per me e mio cugino. La avevamo arredata con dei quadretti di mio padre, e passavamo ore a leggere fumetti della Marvel e a scrivere LA canzone (in stile Sergio Caputo, vabbè… nessuno è perfetto, direi). Devo aggiungere che facevo anche altre cose, in un’estate particolarmente ricca di scoperte per me, ma forse il racconto del passaggio dall’infanzia all’adolescenza  lo facciamo un’altra volta… ehm… Per ora voglio tornare a quella casa bellissima e a quella campagna ricca e verde. e a quei sapori che non ho mai scordato.
Già. I sapori di quando eravamo piccoli. E chi se li scorda più? Per anni ho inseguito il sapore del tartufo nero, o scorzone, che pur non pregiato era buonissimo sugli strangozzi… E per anni ed anni ho cercato di ricostruire il sapore perfetto di un semplicissimo riso in bianco con prosciutto cotto e parmigiano… Che non aveva nulla di speciale se non per il fatto che mi era stato dato in ospedale, dove ero stato ricoverato per delle coloche renali, dopo giorni di digiuno… Doveva fare schifo, ma in quell’istante mi sembrò paradisiaco… e non sono mai riuscito a ritrovare quel sapore, dettato evidentemente non dalle qualità intrinseche del riso, ma dalla mia fame disperata… (oh beh, sì, avevo davvero MOLTA fame… e sì, lo ammetto, sono MOLTO goloso…). Ecco tra tanti sapori, anche gli asparagi (ma solo se sono buoni, saporiti, croccanti, verdi, e giovani) hanno il potere di portarmi in quel luogo lontanissimo ma così vicino che è la memoria (ok, qualche maligno direbbe che la MIA memoria manco è troppo vicina, ma vabbè…).

La prossima volta vi racconto della connessione pericolosissima tra la mollica di pane e le pulsioni erotiche di un preadolescente.

10 thoughts on “Un’altra quiche? Ovvero di come gli asparagi ti fanno tornare bambino.

  1. Adoro le quiche e adoro i tuoi post!
    Se per caso ne avessi voglia, potresti per favore spiegarmi qualcosa in più degli agretti, questi sconosciuti? Sono capitati casualmente nel mio frigorifero e non so nè come pulirli, nè come cuocerli!!!!!
    Attendo con ansia la puntata sulla mollica di pane….. .-*

    • gli agretti! Mmmmhhh :) buoni! io li lesso una volta puliti (togliendogli semplicemente la parte che possiamo definire “gambo” anche se gambo non è), appena appena in acqua bollente salata. E li mangio conditi con appena un po’ di succo di limone. Poi puoi variare sull’elemento acido, credo anche con un aceto di lamponi o con succo di lime o con un po’ di salsa di soya siano ottimi!

  2. Ti seguo, sa? … e che fortuna oggi, che ti ho beccato un post fresco di giornata!
    Abbasso l’asparago molliccio. Viva la mollica di pane, hehehehehe!

  3. Ma che bello il tuo racconto: la casa dei tuoi nonni, le escursioni tra i segreti delle stanze, dei cassetti e delle carte e poi gli spazi grandi quanto basta per fissare nascondigli credibili… Ecco hai raccontato anche un pezzo della mia infanzia… E se anche asparagi cacio cavallo e salsiccia non sono tra i miei ricordi, descrivono comunque un trionfo! Allora a questo punto mi auguro di non dover aspettare tanto per il prox racconto ;-) a presto!

  4. ottima la tua quiche, mi piacciono i sapori forti e gli asparagi mosci proprio non fanno per me, preferisco di solito quelli selvatici ma solo quando me li regalano :)

  5. Pingback: Torta di riso con gli asparagi (DB ARBORIO) | Flora

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