Dei veleni e degli antidoti.

Non muore nessuno, per carità. Sono piccoli colpetti all’autostima e nulla più. Ma in determinati momenti, possono fare male. Anche tanto. Dei piccoli veleni.

Metti che stai a una festa, in un locale. Un after. Metti che stai ballando in pista, con gli amichetti. E vedi un ragazzo. Oh beh. Bel tipo. Ammazza. Poi… sì, credo che la barba sia ROSSA.
La barba rossiccia. Il mio feticcio.
Vabbè, il dato è stato incamerato, ora posso tornare a ballare senza fissarmi sul tipo, che, tanto, Gianluca, ma che te ce fissi a fare? Quello è supercarino, non ti guarderà mai, figurati. Quindi lascia stare.
Lascio stare.
Dopo un po’ una sensazione. “Ma che niente niente il tipo sta guardando da queste parti?? ”

Tutto cambia. Inizi vago, vaghissimo, delle manovre di attracco, e incominci a orbitare intorno al bersaglio. Ovviamente guardi:
A- per terra, sguardo fisso sulla punta delle tue scarpe come un bambino sgridato dalla maestra.
B- fisso in console, dove suona il dj amichetto tuo, con cui comunichi a suon di fischi alla pecorara (che non sai fare) e occhiate di intesa.
C- più o meno in direzione dell’interessato. “Più o meno” significa che tu cerchi di avere uno sguardo vitreo e pallato, come se stessi fissando un punto vago, una galassia aliena, una realtà parallela, mentre invece stai monitornando ogni movimento dell’oggetto delle tue attenzioni, anche il più impercettibile… Sei visibilmente concentrato su di lui,  e solo tu pensi che nessuno se ne accorga.

Nel frattempo ti sposti e noti anche che pure lui si sposta. Un altro po’. Anche lui, un altro po’. Lo guardi “di sfuggita”. Ti guarda “di sfuggita”. Uhm. Incredulità. Ti risposti leggermente. Pure lui si risposta leggermente. Ok, FORSE allora…..

Allora nulla. Mentre tu stai ancora studiando quale passo fare e continui Le Grandi Manovre, la disfatta. Tutto si svolge in un microsecondo. Arriva un tipo. Molto bellino. Anzi, bonazzo.  Sicuramente sexy. Forse simpatico, lo conosci di vista. Si pianta davanti alla barbetta roscia (tu sei talmente laterale e tangenziale nel frattempo, che ci si chiede se stai ballando in una pista diversa). Tre parole. Un sorriso sparato al volo. Un tocco di braccio (bicipitato). Si parlano nell’orecchio. Sono già al bar a bere. Stanno già pomiciando. C.i.a.o. Un attimo, e passi da un mood Il tempo delle mele a L’angelo Azzurro.

Non è che è colpa di qualcuno. Non c’è nemmeno stato un rifiuto. Non è successo proprio nulla. Ma proprio per quello l’episodio ha delle dimensioni cosmiche. Non è un ragazzo che ti ha detto “no”. È l’universo, sono leggi immutabili ( e un po’ infami, diciamocelo) contro cui tu nulla puoi. Sono proprio quelle regole su cui si basa la Natura. Il Fighetto contro lo Sfighetto. Darwin la chiama Selezione Naturale.Tu non volevi trasmettere il tuo patrimonio genetico a chicchessia, ma tant’è, forze cui non puoi opporti hanno già deciso.

Di fronte al cosmo, ti senti piccolo piccolo. Ti viene voglia solo di una tana, un rifugio caldo dove ci sei solo tu e un brodino con magari il formaggino Mio che ci si scioglie dentro. Non è un grande successo da un punto di vista gourmand. Ma ci potrebbe anche stare, no? in fondo in fondo… quasi quasi…
E invece no. Perché poi ti accorgi che ci sono amici intorno, sono loro il tuo rifugio tiepido. Un po’ di sarcasmo. Un po’ di battute. Racconti. Esperienze. Relativizzi anche le “pijate a male” (sì, a Roma si dice così). Sei un po’meno il centro dell’universo, e un po’ più parte di una rete di relazioni e rapporti. E a quel punto, non ha senso parlare di brodini e formaggini. Bisogna preparare qualcosa per l’amichetto che si ferma a pranzo e ha sfidato intemperie e Alemanno… Qualcosa che ci ricordi che ormai è domenica mattina, che stiamo bene, ridiamo e scherziamo, ci si vuole bene, e “life goes on”.
Apro il frigorifero. Oh beh, ci sono dei peperoni, un po’ di carne tritata… un cavolfiore.. dei fusi di pollo…
Qualcosa ne abbiamo tirato fuori. Ma soprattutto, se ne tira fuori il desiderio di connettersi con qualcuno, e condividere qualcosa intorno a un tavolo, piuttosto che bulimicamente chiudersi a riccio e mangiare solo per colmare un vuoto.

Antidoto numero 1:
Cavolfiore  e Fusi di pollo al Gratin

Semplice. Sbollentate il cavolfiore pulito per 5-7 min, poi mettetelo via. Nel frattempo prendete i fusi di pollo, e avvolgeteci intorno delle sottili fettine di bacon e delle foglie di salvia. Metteteli in forno con un goccio di olio, salateli e pepateli, e fateli rosolare per bene per una ventina di minuti. Preparate una piccola besciamella, con burro farina e latte (lo sapete come si fa una besciamella, no?), e insaporitela se volete con del tartufo nero (anche quelle salsine che sanno di poco, almeno ne trovate un utilizzo finalmente!). Tagliate le cimette di cavolfiore a metà e iniziate a disporli su delle cocottine indivuali, a strati: cavolfiore, besciamella, parmigiano, cavolfiore, besciamella, parmigiano… lasciate un po’ di spazio al centro però. Tirate fuori dal forno i fusi di pollo e mettete un fuso su ogni gratin, lì dove avete lasciato un po’ di spazio, irrorate con il sughino tutto il gratin, e date una ultima botta di besciamella, tartufo nero e parmigiano su tutto, pollo compreso. Infornate per una decina di minuti a forno caldissimo, e date gli ultimi due – tre minuti una botta di grill. Sfornate e servite direttamente nelle tegliette individuali.

Antidoto numero 2:
Piccoli Peperoni Ripieni

Anche qui… un antidoto di tutto rispetto, non fosse altro che per il colore.
Prendete dei peperoni piccoli, da poter fare ripieni. togliete la calottina superiore e puliteli di semini e filamenti bianchi. Nel frattempo mescolate insieme della carne tritata (manzo va benissimo), della feta sbriciolata, un uovo, del prezzemolo tritato, un pomodoro o due a dadini, e della harissa. Riempite i peperoni con l’impasto e richiudeteli ciascuno con la propria calottina (picciolo compreso). Infornate a forno ben caldo per una mezz’oretta. Sfornate e mangiate.

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