Tortellini, finally!

I miei primissimi tortellini in assoluto. :D

Evabbè. Era TANTO ma TANTO tempo che volevo farli. I tortellini. I meravigliosi, fantastici tortellini. E non sono mica venuti male, questi microtorini di sfoglia e ripieno. Ok, per chi fa VERAMENTE i tortellini, questi sono goffi e un po’pedestri, ok… ma insomma, bisogna pur incominciare da qualche parte, no?
Comunque eccoli qui. La sfoglia è semplice, come sempre.Ogni  100gr di farina, un uovo. Sale (per alcuni il sale nella sfoglia non va messo, i cristalli la rendono irregolare e macchiata, ma un po’ di sale a scrocchiare leggerissimamente secondo me ci sta anche) e, secondo le indicazioni de La Cucina Italiana, un goccio d’olio (altrove la ricetta dice NO olio ma acqua, ma per una volta ho seguito l’autorità… ;) ).

Il ripeno è composto da carne di vitello tritata, cotta con un leggero soffritto di cipolla, olio, un po’ di brandy a sfumare, sale pepe e un pochino di concentrato di pomodoro. Una volta cotto, aggiungo Parmigiano Reggiano, noce moscata e mortadella… trito il tutto, e via…

Si stende la sfoglia, si fanno dei quadrati di pasta di circa 3,5/4cm di lato, e al centro di ogni quadrato si mette un pochino di ripieno, si ripiega lungo la diagonale in modo da formare dei triangoli di pasta ripiena (i lati si sigillano meglio con un pochino di acqua a bagnare i bordi), e poi VOILÀ, il gesto magico (su cui mi sono parecchio IMPICCATO…) si ripiegano intorno al dito indice i due angoli acuti del triangolo uno sopra l’altro, in una sorta di abbraccio… Ecco i miei primi tortellini. Grossetti, disuguali, ma certo mi sono sentito molto orgoglioso di loro…

Beh. Poi li ho anche cotti, e in quattro li abbimo mangiati, conditi anzi, lucidati, come si dice in gergo, con un po’ di burro, pepe e brandy (appena un’idea, un goccetto, un’intuizione) a sfumare. Erano buoni! :D Miracolo!

Dalla preparazione di questi primi tortellini, ho appreso delle lezioni.
La prima, è che tutto sommato non è impossibile fare in casa dei tortellini mangiabili anche se non si è esperti di sfoglia.
La seconda, è un profondissimo rispetto per tutte le mamme, nonne, zie, cugine, insomma, donne italiane, che nella vita hanno prodotto miliardi di tortellini, tutti perfetti, tutti uguali, tutti bellissimi da vedere e buonissimi da magiare. Perché fare la pasta ripiena in casa, magari per un pranzo di famiglia o una cena di Capodanno, è un LAVORO IMMENSO, e si suda, sapete? Ci vuole una rara sapienza fatta di umiltà, e profonda comprensione per quello che il cibo significa. Non uno status symbol, o una semplice necessità di sopravvivenza, ma la gioia di condividere un piacere intenso con la propria “famiglia”, che sia quella in cui cresciamo e che ci ha assegnato il destino, o che sia quella elettiva, di amici e persone a noi care, che vogliamo avere accanto.

P.S. Veramente, erano buoni… lo ha detto anche l’ospite romagnolo… ok, il tortellino è emiliano, ma qualcosa anche in Romagna lo sapranno, no?

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