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Un’altra quiche? Ovvero di come gli asparagi ti fanno tornare bambino.

19 apr

Si, si, a me piacciono le quiche. Evidentemente sono davvero gay in questo. Ma insomma, come si fa a non amare quello scrigno di pasta che racchiude ingredienti gustosissimi? Quindi se ne propongo ancora una, non se ne abbiano a male gli amanti delle graziose e zuccherine cupcakes che hanno ormai soppiantato il morbido muffin nel cuore dei foodies. Non me ne vogliano gli amanti della zuppona di cereali, calda o fredda, local o global, che sia estate o inverno. Non si arrabbino gli adoratori dell’arrosto (che avranno presto una ricettina tutta per loro). Né mi maledicano i fan del primo piatto passepartout, della pasta svelta con verdure e quelcertononsoche, la spezia di turno o la fetta di lardo gourmand. Anche stavolta la star è una quiche.

Ok, va bene. Ma CHE quiche è? Iniziamo col dire che siamo in primavera e per me primavera significa verdure. Soprattutto ALCUNE verdure. Gli asparagi. Li amo, li ho sempre amati. La mia passione sono quelli selvatici, piccoli, sottili, gustosissimi, da cucinare senza lessarli prima, direttamente in padella, amarognoli e saporiti. Anche gli asparagi bianchi, pallidi, delicati, serviti con salse burrose, mi piacciono. Un po’ meno di quelli selvatici, ma insomma.
Solo che ogni volta che mangio gli asparagi, c’è la manfrina del “lessali prima” che li fa diventare mosci (ed è una parola BANDITA da molti miei vocabolari – ehm!) e acquosi… Per niente appetitosi, insomma. Ma… ma forse, almeno per alcune preparazioni, l’idea c’è.
Se devo cuocere degli asparagi per una pasta, o, guarda caso, per una quiche, l’ideale è, dopo averli puliti se necessario, TAGLIARLI PRIMA a pezzetti (e non dopo una volta lessati) e sbollentarli appena in modo che siano ancora duretti e croccanti, e poi fargli finire la cottura in padella, saltati con un po’ di olio o di burro. Rimarranno comunque al dente, ma saranno molto più saporiti. E faranno da sublime condimento per una pasta semplicissima (aggiungete solo pepe nero e parmigiano… e vedrete) o per, appunto, una quiche.

E che altro ci va in questa quiche?

Questa volta avevo voglia di sapori decisi. Niente mollezze, niente salsine delicate, zero burro. In questa quiche decisamente rustica, ho messo un mazzo di asparagi a pezzetti (trattati come sopra), due salsiccette a pezzettini, un pochino di guanciale croccante, tre cipollotti a tocchi, e del caciocavallo ragusano a dadini. Poi, dopo aver spadellato il tutto per un venti minuti, ho versato della panna nel composto (una confezioncina piccola). Spento il fuoco, una volta che tutto è tiepido, ho aggiunto due uova intere e un tuorlo. Una rapida mescolata e con quello ho riempito la tortiera foderata con una bella pasta da quiche preparata prima (io ho usato 200gr di farina di farro, stavolta, con un uovo, 90gr di burro, sale e 25gr di acqua fredda). Infornate et voilà, dopo 25min di forno a 180 gradi, la quiche è perfetta.

Perfetta e saporita. L’asparago, delicato e aromatico, insieme alla salsiccia sapida e al gusto deciso del caciocavallo, si mescolano alla dolcezza della panna, mentre le uova e la pasta “à quiche” danno a tutto una struttura solida. Sono sapori che conosco bene. Sono quelli della campagna, di quando da bambino passavo un mese d’estate a Spoleto, nella casa dei miei nonni paterni.
La casa dei nonni. Ho dei ricordi molto netti di quella casa. Me la ricordo grande, tanto grande. Per me che ero abituato a un appartamento di città, a Roma, trovarmi in una villa a due piani era una cosa così strana. Non era solo l’effetto “Davide contro Golia”, che da piccoli abbiamo sempre e che ci fa sorridere da grandi, perché quello che ci sembrava enorme allora è piccolo, tanto piccolo adesso.
No, la cosa che mi colpiva era il vuoto. Lo spazio. Le stanze, il corridoio, il grande viale di ingresso, il giardino e il bosco, tutto era vuoto, silenzioso… L’ideale per un piccoletto come me, che scopriva ed esplorava il mondo, per di più quasi sempre autonomamente, da solo o col cugino spoletino di poco più grande.

C’era anche una casetta minuscola, nel bosco. Era un microrifugio per me e mio cugino. La avevamo arredata con dei quadretti di mio padre, e passavamo ore a leggere fumetti della Marvel e a scrivere LA canzone (in stile Sergio Caputo, vabbè… nessuno è perfetto, direi). Devo aggiungere che facevo anche altre cose, in un’estate particolarmente ricca di scoperte per me, ma forse il racconto del passaggio dall’infanzia all’adolescenza  lo facciamo un’altra volta… ehm… Per ora voglio tornare a quella casa bellissima e a quella campagna ricca e verde. e a quei sapori che non ho mai scordato.
Già. I sapori di quando eravamo piccoli. E chi se li scorda più? Per anni ho inseguito il sapore del tartufo nero, o scorzone, che pur non pregiato era buonissimo sugli strangozzi… E per anni ed anni ho cercato di ricostruire il sapore perfetto di un semplicissimo riso in bianco con prosciutto cotto e parmigiano… Che non aveva nulla di speciale se non per il fatto che mi era stato dato in ospedale, dove ero stato ricoverato per delle coloche renali, dopo giorni di digiuno… Doveva fare schifo, ma in quell’istante mi sembrò paradisiaco… e non sono mai riuscito a ritrovare quel sapore, dettato evidentemente non dalle qualità intrinseche del riso, ma dalla mia fame disperata… (oh beh, sì, avevo davvero MOLTA fame… e sì, lo ammetto, sono MOLTO goloso…). Ecco tra tanti sapori, anche gli asparagi (ma solo se sono buoni, saporiti, croccanti, verdi, e giovani) hanno il potere di portarmi in quel luogo lontanissimo ma così vicino che è la memoria (ok, qualche maligno direbbe che la MIA memoria manco è troppo vicina, ma vabbè…).

La prossima volta vi racconto della connessione pericolosissima tra la mollica di pane e le pulsioni erotiche di un preadolescente.

Domenica maledetta Domenica. O la quiche di patate.

23 gen

Ci sta proprio bene il pomodorino sciuè sciuè

Perché la domenica è davvero un giorno del cazzo… Non mi è mai andata giù. Sarà quell’aria da giorno di festa che tanto festa non è, sarà che ci vuole ben altro per ricaricare le pile, sarà la stagione, sarà l’accidia.. Ma la domenica per me è un giorno – nongiorno. Più un interstizio tra un sabato e un lunedì (maledetto pure quello, ma per ragioni diverse), una coda del sabato, la fine di qualcosa che magari non è mai iniziato. Insomma, la domenica spesso è una presa a male.
Ceeeerto, puoi ingentilirla mascherandola da giornata intima e calda, divano-gatto-libro-amichetti, da family day se vai a pranzo dai tuoi, con o senza pastarelle al seguito, per i fanatici del parco è proprio una gran giornata, ma… Ma io con la domenica c’entro poco. Davvero poco.
Quindi questa domenica è passata in uno stato di scoglionamento vagamente torpido, di “ma perché ho tutto ‘sto sonno se non ho fatto nulla”, con ogni tanto uno smoccolamento perché le sigarette stavano finendo e il bradipo (io) non voleva manco scendere a comprarle sotto casa…
in queste domeniche così, la parola d’ordine è “confort food”. Un cibo semplice, che faccia “casa” e che ti coccoli un po’, legato a sapori semplici. Niente zeste di lime, zabajone di gorgonzola, zero trancio di salmone al sakè. Ci vuole una cosa calda, magari con la PATATA… una specie di tortino, o una variante sulla quiche, che ormai mi pare abbastanza familiare come sapore e preparazione… Quindi…

Quindi fai la pâte à quiche, e la metti in frigo a riposare. Intanto sbucci le patate, le tagli con la mandolina a chips, tagli a pezztti un po’ di emmenthal senza pretese e della mortadella… un po’ di panna, due uova… ehy… aspetta… ho detto UOVA? E stai a vedere che MI SONO SCORDATO L’UOVO  nella pasta della quiche, cazzo…

Oh beh, le domeniche sono anche un po’ così. Uno si distrae, fa l’ameba in casa, e la concentrazione cala… Vabbè, allora per prima cosa, possiamo recuperare il disastro? Non dirlo a nessuno. Prendi l’impasto. No beh vabbè è un blocco di marmo ghiacciato, che ci faccio mo’? Cristiddio, prendi quel maledetto simpatico uovo e sbattilo nella palla di pasta e vedi se funz… oh… beh sai, forse recupera…si si, recupera. ok, è un po’grumosa. OOOK, nun se po’ vede’, ma almeno si stende. Quasi. Ok, diciamo che lavorandola un altro po’ si stende.  Fodera la tortiera. Riempila con l’impasto e le patate tagliate sottilissime alternate con un minimo di crite… vabbè, come viene viene, ho il forno acceso e chissenefrega, me la devo mangiare solo io, no?

Tiè, inforna. Bum, un pezzo di forno casca a terra (sempre lo stesso, uno zoccolo di copertura, ma mi snerva ugualmente). Un calcetto e lo rimetto su. Intanto rimugino. Sarà venuta una mappazza… patate, panna, mortadella, emmenthal, uova, timo fresco (ieri ne ho comprato una piantina, VIVA… è una sfida tra me e Maman Natura, ormai, visto che uccido anche le piante grasse)… Forse devo trovare qualcosa che ne aggiusti il sapore… si certo, ma sta in forno da 15 minuti, che vuoi fare? Una salsina di pomodoro sciuè sciuè (veloce veloce, ‘mpress’mpress, chiamatela come volete, basta che il nome-aggettivo-quelcheè sia ripetuto due volte).Il pomodoro fresco e acido, senza soffritti né nulla, dovrebbe riequilibrare il tutto, sgrassando la quiche. Facciamolo va…

Sforno la quiche.

Affetto la quiche, le affianco un po’ di salsina volante, scatto qualche foto.

Assaggio.

Oh, beh, ma non è poi male! Sa di buono, sa di confort food per davvero, la pasta è ottima, un po’rustica ma così doveva essere, e il ripieno è gustoso! Il pomodoro ci sta benissimo, e io mi sento abbottato ma felice.

Allora, ci si può riconciliare anche con le domeniche…

la ricetta della Quiche rustica con le Patate

La pâte à quiche (di Cristophe Felder, eh…):
200gr di farina (in questo caso la volevo rustica, e la farina è farina di farro, udite udite)
90gr di burro
sale
acqua ghiacciata (5gr)
UN UOVO (ricordatelo, l’uovo, c***o, ricordatelo!!!)

L’impasto:
4 patate rosse, di dimensioni medie.
150-200 gr di emmental tagliato a tocchetti
200gr di mortadella tagliata a tocchetti
200ml di panna liquida
2 uova
timo fresco (possibilmente)
sale e pepe

Mescolate gli ingredienti della pâte à quiche e formate una palla che farete riposare per almeno un’ora in frigo.
Nel frattempo affettate con la mandolina 4 patate sbucciate (io ho usato patate a buccia rossa), e mettetele in una ciotola con acqua freddissima, a perdere un po’ di amido.
Intanto mescolate 200ml di panna, due uova (sì, solo due uova, ok?), un po’ di mortadella e di formaghgio emmenthal a dadini (regolatevi secondo i vostri gusti), sale e pepe. Io ho aggiunto solo del timo fresco, me ne piace troppo il gusto.

Accendete il forno a 180 gradi. Foderate una teglia da quiche di pasta e riempite con uno strato di aptate e uno di ripieno, e vià così, uno strano dopo l’altro fino a terminare. Infornate per una mezz’oretta, e nel frattempo preparate una salsa di pomodorini freschi senza usare alcun soffritto. È una questione tra voi, un po’ d’olio, e dei pomodorini, ok?
Nel mentre che si cuoce la salsina, sarà pronta la quiche, che sformerete su un piatto da portata. Servitela a fette, con accanto un po’ di salsa di pomodoro, e… beh ditemi voi. A me par buona.

Variazioni sulla quiche. 2-Quiche al Cavolo rosso e Emmenthal

19 dic

Quiche al cavolo rosso e Emmenthal

Come per il post precedente, la pasta della Quiche è composta da 200gr di farina, 90gr di burro, sale, acqua (20gr) e un uovo. Mescolate il tutto e fate riposare per almeno mezz’ora. Questa ricetta di pate-à-quiche viene da “Il libro del cavolo” di Siegrid Verbert (ovvero Cavoletto di Bruxelles!). Ed è ottima!

Nel frattempo pulite il cavolo rosso e tagliatelo alla julienne. Cuocetelo in un po’ di olio e.v.o. insieme a tre spicchi  di aglio che lascerete interi con anche la “camicia” . Sfumate con del vino bianco e aggiungete 3 dl di panna. Una volta cotti “al dente” fateli riposare e freddare un po’. Se volete un gusto croccante (come quelli che ho fatto io), lasciateli così. Se li preferite più morbidi, prima di soffriggerli fateli sbollentare per 10 minuti. Togliete poi gli spicchi di aglio.

Mescolate insieme due uova intere, un rosso d’uovo, e 4dl di panna. Aggiungeteli al cavolo rosso e nel frattempo accendete il forno a 180°.

Tagliate a cubetti 400gr di Emmenthal e aggiungeteli al composto.

Stendete la pasta e foderatene uno stampo di 28cm, imburrato. Riempitelo con il composto, e infornate per circa mezz’ora; una volta sfornato fate “assestare” la quiche per un po’. Il ripieno si amalgamerà e compatterà meglio, e sarà più facile tagliare e servire la quiche.

Variazioni sulla quiche. 1- Quiche ai funghi chiodini e Camembert.

19 dic

Quiche ai funghi chiodini e camembert

La ricetta è semplice, il risultato ottimo.

La pasta della Quiche è composta da 200gr di farina, 90gr di burro, sale, acqua (20gr) e un uovo. Mescolate il tutto e fate riposare per almeno mezz’ora. Questa ricetta di pate-à-quiche viene da “Il libro del cavolo” di Siegrid Verbert (ovvero Cavoletto di Bruxelles!). Ed è ottima!

Nel frattempo pulite i funghi, e fateli cuocere interi in un soffritto leggero di aglio, cipollotti freschi tagliati a pezzetti (non troppo piccoli) e burro. Una volta che sono quasi cotti, aggiungete un po’ di panna e fate restringere un po’.

Mentre fate freddare i funghi,  mescolate insieme due uova intere, un rosso d’uovo, e 3dl di panna. Aggiungeteli ai funghi e nel frattempo accendete il forno a 180°.

Stendete la pasta e foderatene uno stampo di 28cm imburrato. Riempitelo con il composto di funghi e panna, e ricoprite il tutto di tocchetti di Camembert. Infornate per circa mezz’ora, e una volta sfornato fate “assestare” la quiche per mezz’oretta. Sarà molto più buona tiepida.

Bon appetit!

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