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The Queer Cookbook

28 feb

queercookbook

Bene. Non è che c’è solo una prima volta. Ce ne sono tante.

Lo scorso weekend, ad esempio, per la prima volta ho cucinato per 27 persone. Ventisette. Non sono poche, soprattutto per chi come me ha una cucina minuscola, tanta passione ma solo esperienza amatoriale come cuoco, ed è notoriamente portato più all’improvvisazione, che alla organizzazione e alla logistica. Ma tant’è. Ne sono uscito vivo, e soprattutto ne sono usciti vivi i ventisette avventori.
La cena. La cena era una cena di “raccolta fondi” per Genderotica (qui trovate un po’ di info a riguardo). Io ho preparato la cena a casa, per poi terminare tutto (nonché impiattare e servire) all’Hula Hoop, locale al Pigneto, superaccogliente. Il gioco era creare un menu vegetariano, dal sapore vagamente erotico, e dalla ispirazione queer, con un budget non altissimo e che però soddisfacesse l’appetito di un po’ di gente. Una sfida.

Intanto, diciamo pure che qualche giorno è trascorso sperimentando e provando le ricette. Poi, sabato, la spesa a Piazza Vittorio. E poi via! In cucina. Non da solo, altrimenti non ce l’avrei MAI fatta, ma con l’aiuto di un amico (anzi di un AMICO, ovvero Andrea). E in due giorni, sbuffando, provando, sfornando, sbucciando, lessando, fumando, ci siamo riusciti. Abbiamo preparato un menu “di tutto rispetto” (per me, almeno), e ce l’abbiamo fatta.

Ecco cosa abbiamo preparato, per il Menu che abbiamo ribattezzato The Queer Cookbook:
Queer Royal (ovvero un kir royal con chicchi di melograno)

prima entratina: Le Kinky Hummous ovvero Hummous di ceci agli agrumi, con anche un sentore di vaniglia. Non piccantissimo, anzi, molto aromatico, veniva servito con un crumble piccante, al coriandolo.

seconda entratina: Phagottini ovvero fagottini di gallette di riso (quelle vietnamite, degli spring rolls, per intenderci), al forno con ripieno di spinaci, pinoli, mandorle, verza e coriandolo

tertium datur: Black Leather Chili ovvero chili vegetariano con fagioli neri messicani, cipollotto, peperoni, e riso basmati, speziato con paprika affumicata e aglio affumicato

quarta portata: Ladies’ Toys ovvero verdure al forno (carote, patate, pomodorini caramellati, etc) in forma di sex toys (i pomodorini, per esempio, erano tipo palline delle gheishe, ) servito con del cous cous con harissa aromatizzata alla rosa e ras el hanout

dessert: L’Innocenza Ritrovata ovvero un bianco semifreddo di ricotta, zucchero, mandorle e zibibbo (ricorda il ripieno dei cannoli siciliani) servito con mango e fragoline di bosco fresche, e un po’ di sciroppo di lamponi freschi addensato con agar-agar

Quindi, un po’ di gioco e un po’ di sapori esotici, ricette non difficili da realizzare, soprattutto considerato che nel locale c’era solo un forno, ma nessun fuoco per cucinare, fantasia e mettersi in gioco.

Qui di seguito qualche fotina. Il risultato è stato una immensa soddisfazione per me, e pero anche per Andrea che mi ha assistito e aiutato con pazienza e creatività, per le amiche di Eyes Wild Drag che mi hanno concesso fiducia, per chi ha mangiato tutto…
Devo dire che un altro risultato è stato un mal di schiena a scoppio ritardato (ovvero tre giorni dopo), ma….. Insomma, ce la posso fare.

spinaci2 spinaci sexyCousCous riso-couscous ricotta2 ricotta pomodorini2 pomodorini fagiolineri fragoline chili2 chili ceci

Voto a perdere.

16 gen

Dopo il post sugli antenati, una roba quasi seria (quasi).

Spiegatemi bene questa cosa.
Il PD (il PIDDÌ, il partito di centrosinistra, dicono, che dovrebbe guidare l’Italia migliore, dicono, verso un futuro più giusto, dicono) prima ha scoraggiato in qualsiasi modo ogni possibile spostamento verso “sinistra”, mandando segnali di amore incondizionato verso i moderati e i conservatori d’Italia.
Ha svicolato su questioni etiche importantissime (dal fine vita alle questioni lgbt), con continue strizzatine d’occhio ai cattolici (e ripensiamo ai “Pantheon” dei candidati alle Primarie, please).
Si sono magnati vivo Vendola con le Primarie, senza invece cercare di cambiare in meglio – per i cittadini – la legge elettorale.
Grazie ai derogati e a mossette furbette, si tengono cariatidi cattoliche e supponenti come la Bindi (quella che ci dice che possiamo anche andarcene in Spagna, e via così) e company. E ciao ciao al rinnovamento interno.
Di Renzi, non ne parliamo.
Conducono una meravigliosa campagna di gettafango sul Movimento5stelle (per carità, non è che uno ami Grillo, ma magari chiedersi che cosa vuole tutta la gente che lo vota, no, eh?).
Cercano affannosamente di avere Monti dalla loro (Monti… dico, MONTI). Il che la dice lunga circa la visione del destino dell’Italia e degli italiani (e anche, tanto per aggiungere carne al fuoco, degli extracomunitari residenti in Italia, visto che della Bossi-Fini mi pare non freghi un cazzo a nessuno).
E essendosi accorti PERSINO LORO che gli italiani nonostante tutto si sono rotti-il-cazzo di essere presi per il culo (almeno si spera), e che rischiano di perdere anche queste elezioni, ora chiedono la desistenza e il voto utile.
Nel frattempo qualsiasi tentativo di compattare la sinistra su un minimo di programma laico, illuminato, decente, è accantonato dall’emergenza-Berlusconi.

Ma posso permettermi un sonoro “vaffanculo” ? Oui?
Straciao.

La galleria degli antenati.

15 gen

Ok, anche io ho la galleria degli antenati, nobiluomini e gentildonne, aristocratici e suffragette, vecchie pazze e enfants terribles. Eccoli qui.
Baci ai pupi.

Aunt Austerity

Aunt Austerity. Ovvero, fregarsene della crisi.

Bagonghi

Baby Bagongo. Ciao e straciao.

bimba

ProtoBarbie.

choosykids

Fornero? PPPPRRRRRRR.

cioccolataia

La zia cioccolataia.

fiammingah

Zia cafona in Vuitton.

grandmaman

Zia chic in Hermes.

indacar

Zia al volante.

IoIngres

Zia busta.

ioLiotard

La zia Marchesa.

ioRembrandt

Zio fiammingo.

la_zia_suffragetta

Zia manifesta

Noia,-noiae

Zietta dubbiosa

spazio1999-1

The future.

what-the-fuck

Scimmie.

zioProrsum

Cogito ergo ProrSum.

Fashion Crime

14 gen

Fashion Crime

Attenzione. Vi indichiamo alcuni grossolani errori commessi dalla middleage-d-wannabe signora che in Piazza San Pietro difendeva la fede dalle pericolosissime tette delle Femen:
A- anche se l’accostamento violadellasciarpa-melanzanamortadeicapelli è coraggioso e molto attuale, vi ricordiamo che a Piazza San Pietro una vera signora è SEMPRE tenuta a menare le mani con il capo coperto da un foulard di Hermes (se ricca), di padre pio (se povera), di madre teresa (se votata al signore).

B- La scarpa si intona meravigliosamente ai sampietrini bagnati, ma il tacco è TROPPO BASSO. Si tollera solo in caso di suore, suore laiche o di bigotte velate (un qualsiasi esponente maschio di area cattolica del PD)

C- NO NO NO! La pelliccia, pur donando innegabilmente uno status di “ho due euro in più delle altre poracce con i piumini Benetton e le borse Carpisa”, rende goffe proprio nel momento in cui serve maggiore agilità. Preferite sembrare delle lottatrici bulgare di lotta greco romana, o delle agili e stilizzatissssime golfiste anni trenta?

D- Un po’ di attenzione e di rispetto al luogo ove vi trovate e all’epoca evocata (alto medioevo, secoli bui). Per colpire una donna libera, nei pensieri e nei costumi, non si usa un ombrello, bensì una ben più coerente MAZZA CHIODATA (possibilmente d’epoca, frugate bene nelle segrete del vostro maniero).

Non commenteremo la mancanza di cilicio di ordinanza, e l’assenza di roghi, perché capiamo si tratti pur sempre di una situazione Last Minute, ma vi ricordiamo che una VERA SIGNORA ha sempre con se un kit completo di guanti-fascine-benzina. Noblesse oblige.

Bullismo o Omofobia, chiamatelo come vi pare.

22 nov

Sono secoli che non scrivo nulla sul blog. Poca voglia, pigrizia, dieta (sì, la dieta…). Poi succede un fatto. Succede che un ragazzo di 15 anni si toglie la vita. Perché? I compagni lo prendono in giro. Perché è gay. Forse. Non si sa. La vicenda è sui giornali, e scatena emozioni forti, tanto forti anche su di me. Mi risale su tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Ricordo le prese in giro subite, ricordo come facevo buon viso a cattivo gioco perché avevo paura anche di prenderle (sempre stato piccoletto, rigà). Ricordo con molta vergogna anche quelle volte in cui io mi univo agli altri per sfottere qualcun altro, era umano non sentirsi sempre l’oggetto dello sfottò, ma non per qusto era meno orribile. Ero stronzetto, mh?
Poi si cresce, per fortuna, e si fanno delle scelte. Si sceglie di essere meno vigliacchi, inizi a renderti conto che se prima non combatti i pregiudizi che ti porti dentro non potrai fare nulla… Insomma, si cambia. Ma certe ferite te le porti sempre dentro, e fatti come questo le riaprono tutto di un botto. Ti manca il fiato, ti assalgono delle immagini e dei ricordi, le guance arrossiscono, il tempo si appiattisce, e il passato è lì.

Mi ricordo una volta, alle elementari, che ci si divise tra maschi e femmine per giocare a una specie di acchiapparella selvaggia, maschi contro femmine appunto. Mi ricordo che ero ben felice di ritrovarmi tra le ragazze a inizio gioco per poi finire nuovamente tra i maschi, in una sorta di capovolgimento della cosa, perché così mi avrebbero comunque accettato tra loro. Ero felice, ma contemporaneamente qualcosa non quadrava. Mi vergognavo. Non capivo bene perché, ma mi vergognavo. Ero omofobo, verso di me? Misogino? Bullo in genere? Non lo so.

Mi ricordo anche quando facendo i tre giorni per il famigerato servizio militare (che non ho fatto, ma ho fatto il servizio civile, thx god) l’ultimo giorno andai a colloquio con un ufficiale che mi fece delle domande. Avevo una maglietta, quel giorno. Una maglietta del concertone del Live Aid (era una luminosa mattina del Giurassico). Mi guardò schifato, chiedendomi perché avevo quella maglietta (che cazzo di domanda, eh). Era omofobo? Era machista? Militare tout court? Bullo? Non lo so, mi sono scordato di chiederglielo.

E ricordo anche due fighetti al liceo (Liceo Classico T.Tasso, la scuola di sinistra a Roma, fucina di cervelli cervelloni cervelletti e radicalissime chiccherie, me compreso), che facevano due o tre battute (“battutine” rende meglio) a me e un mio amico, a ricreazione, sfottevano e poi via, non è che gli dessimo nemmeno tanta soddisfazione, in fondo. Eravamo troppo abituati a non reagire, non credo ci provassero gusto. Mi ricordo anche che uno dei due era bellissimo. Un ricciolone biondo, bello e atletico, naso aquilino e scucchia di ordinanza. Io, alto dodici centimetri, cicciotto, e col capello insensatamente riccio-crespo. Senza fiato. Stesso pianeta mondi diversi. Che era? Bullo, omofobo, tutte e due le cose? Erano solo battutine innocenti (non prendertela, cazzo, no? è una battuta), o erano il sintomo del razzismo che nessuno ammette di provare (tranne qualche stronzo che ne va fiero, certo)? Vorrei chiederlo a lui, ma credo di non sapere manco come si chiamasse.

Ne ho tanti di ricordi così. Ne ho anche di peggiori. Non ha importanza, mi dico. Sono cresciuto, ho superato certe cose. La gente così ora mi fa quasi pena. Mi dico. Mi racconto.
Poi un ragazzo muore. Si toglie la vita non si sa bene perché. E io (io, anaffettivo, un po’stronzetto, decisamente preoccupato più che altro da come mi cadono adesso i pantaloni, ora che ho ritrovato-la-linea), io dicevo, mi sento tutto che risale su. Mi viene un colpo. Una emozione forte. Leggo della vicenda on line. Leggo i commenti. Mi sale una rabbia infinita, insieme a un dolore che è vecchio ma anche nuovo. Qualcuno si mette a cercare di capire se era omofobia, o bullismo. Fa davvero tanta differenza? La fa veramente? Si tratta sempre di una forma di violenza, di sopraffazione, di pregiudizio. Punto. Iniziamo a combatterla. A combatterla per quello che è, razzismo, paura del diverso, paura di stare da soli, e lottiamo contro ogni forma di pregiudizio a partire da quelli che ci portiamo appresso.

Ora pare che in realtà il ragazzo che si è tolto la vita non vivesse in un contesto omofobo, non fosse bullizzato. Negano i professori e i compagni. Spero sia così. Lo spero tanto (anche se sinceramente non credo proprio quasi più in nulla, ormai). Ma la vicenda comunque porta a galla un sacco di pensieri, e rimane un assunto fondamentale. Che violenza, bullismo, razzismo, omo e transfobia, intolleranza, odio verso i nomadi, disprezzo per i portatori di handicap, antisemitismo, misoginia, discriminazioni in base al genere, al censo, allo status sociale, alla religione o alla non-religiosità, all’orientamento sessuale, alle idee e agli orientamenti politici, alla forza o alla debolezza…insomma, tutto questo insieme di roba qua dai mille nomi ma che ha una sola unica sostanza, va COMBATTUTO. A partire da quella che ci portiamo dentro, se riusciamo a leggerci dentro un pochino.

All about Tintin.

28 ago

 

Insomma, avete un ragazzetto giovane giovane ma già indipendente, dandy q.b., un po’ biondastro un po’ roscetto, con un ciuffetto che ha fatto tendenza, mettetegli accanto un inseparabile cagnolino bianco, un manzo barbuto e dedito all’alcol altrettanto inseparabile (ma molto più inspiegabilmente, a meno che…), calatelo in mille avventure da cui ogni forma di romanticismo sembrerebbe esclusa (tranne… oh beh ve lo dico dopo), eliminate praticamente qualsiasi personaggio femminile tranne un soprano matto come un cavallo… E cosa abbiamo?

Tintin, ecco cosa.

Ora dico. Non so a voi, ma a me pare un immaginario assolutamente gay. E nemmeno troppo velatamente. No no. Proprio una situazione che lascia pochi dubbi. Scusate ma intanto il piccolo Tintin sembra davvero una twinky di Gay Romeo (magari senza la definizione di “solare” nel profilo). Dinamicissimo, furbetto, sempre a posto (mai un ciuffetto fuori posto), cosmopolita, abbastanza curioso e ficcanaso. Di mentalità aperta. Ha un impermeabiluzzo che SICURAMENTE è un Burberry’s iconic trench. Porta un paio di pantaloni alla zuava e sembra uscito fuori da una sfilata di uno degli Antwerp Six. In forma (fa SEMPRE stretching, lui!). Insomma, non sarà frocio, non sarà omosessuale o queer, ma certo è gay enough.

Il bel Tintin non si separa mai (dico MAI) dal suo cagnetto bianco Milou(non un pastore tedesco, non un terranova, un molosso o un chihuahua, ma un Fox Terrier irrequieto e legatissimo al suo padrone). Non proprio un Toy Dog, che forse sarebbe stato poco adatto per un carattere avventurosetto, ma siamo lì. Vabbè il binomio uomo-cane non è necessariamente un segnale di froceria (anche se potremmo pure definirli fluffer + fluffy). Ma l’idea che Tintin abbia scelto il suo Milou per rimorchiare al parco facendogli fare la quotidiana pisciatina mattutina, non me la toglie nessuno dalla testa.

E poi c’è il Capitano Haddock. Archibald Haddock. Mezza età, bruno, barbuto, robusto ma non grasso, sicuramente tonico. Marinaio anzi capitano. Alcolista che manco Sue Ellen ai bei tempi. E le sue intemperanze causano regolarmente dei disastri. Anzi, sono spesso il motore di tutta l’azione. Eppure Tintin non si separa mai dal suo amico fraterno. Ora, cosa può portare un tipetto tutto smart a tirarsi dietro un simile accollo (non bastasse il cane) se non ci fosse qualche ragione meno evidente? Ci domandiamo. Il capitano è particolarmente dotato a prua? Ha un albero maestro? Quali particolari doti private fanno dimenticare le sue innegabili pecche pubbliche? Insomma, anche lì i segnali paiono chiarissimi. Hai voglia a parlare di cameratismo, di amicizie maschili, di pacche sulla spalla e bevute tra compagni. Se Haddock non ha mai portato Tintin a fare un giro per conoscere le sue amichette che lavorano laggiù, al porto, significa molto probabilmente che di amichette non ne ha. O al massimo ci si scambia il blush.

Ci sono poi altri campanelli di allarme. L’amicizia che lega Tintin a Chang Chong Cheng (altra twinky, ma cinese) è talmente profonda che Tintin ne sente l’invocazione di aiuto per via telepatica, mentre l’aereo di Chang si schianta sulle montagne del Tibet. E il sentimento che li lega sembra la cosa più vicina a un amore che sia mai apparsa sulle tavole di Hergé.
Non penso sia un caso che non ci sono personaggi femminili (tranne rarissime sporadiche apparizioni) nelle avventure del roscetto belga. Nessuna fanciulla da conquistare, salvare, impalmare. Nessun flirt. Nemmeno una cattiva, seducente vamp. Zero. L’unico personaggio femminile di rilievo è Bianca Castafiore, cantante lirica milanese completamente pazza, biondo tintissimo con cotonatura, non più giovanissima, non proprio magrissima. Un po’ drag, un po’ fag hag, irrompe disastrosamente nelle vicende e sembra sempre slegata dalla realtà, come un po’ anche gli altri personaggi (il prof. Girasole o Tornasole, i poliziotti Dupond e Dupont, Nestore il maggiordomo). Tutti maschi.
Il resto è una pletora di militari, contrabbandieri, antiquari, cacciatori di tesori, esploratori, marinai, omaccioni di tutte le razze, fogge, età ed estrazioni sociali. Donne? A parte la succitata Castafiore e altre sporadiche apparizioni, zero. Minimo minimo, un filo misogino.

Insomma. Che sia stato un lapsus dell’autore, o che sia la mia lettura parzialissima da appassionato e sognatore, sta di fatto che Tintin, come tutti i capolavori, si presta a una marea di possibili interpretazioni, contraddittorie e non univoche, che trascendono la volontà di chi li ha creati. Non a caso Hergé era un autore ultracattolico, Tintin è diventato un emblema della destra più destra che c’è, eppure, a parte un evidentissimo anticomunismo e un atteggiamento razzista soprattutto nelle prime storie come Tintin in Congo (allora colonia belga) Tintin è anche un personaggio curioso e aperto, ricettivo verso il nuovo e accogliente verso il diverso. Quindi mi rivendico la possibilità di vederlo dal mio personalissimo punto di vista, perché la sostanza del buon (e bel) Tintin non sarà comunque mai esaurita da una sola lettura. Prerogativa dei veri capolavori.

 

Cara Rosy

19 lug

 

Oh beh. Scrivo un post sulla bacheca di Rosy Bindi (beh è possibile farlo, per chiunque stia su Facebook). Un post che esprime il mio pensiero, certo non affine al suo. Ma senza insultarla, semplicemente esponendo con pacatezza il mio punto di vista dopo le sue uscite infelicissime riguardo i matrimoni “gay”.
Il post per ora NON è stato cancellato. Ma comunque, per chi facebook non ce l’ha, per chi ha paura di perderselo (solo io, ovvio), insomma… esistono gli screenshot.  Al post la foto la ho fatta. E ovviamente ve la ripropongo qui.
Riscrivo anche il testo, magari migliorando la punteggiatura. Lo ho scritto di getto, su una onda emotiva, e devo aver invertito un punto interrogativo qua con un ecsclamativo là. Ma insomma, il senso è chiaro. Quello è.
Ecco cosa le ho scritto.

Vede signora Bindi. Io sono uno di quegli attivisti “massimalisti” che vogliono tutto, ma proprio tutto, per tutti e tutte. Parlo del matrimonio per le persone omosessuali, gay o lesbiche che siano. Parlo delle unioni civili per etero e omosessuali, parlo di tanti altri diritti che forse Lei (colpevolmente, però) nemmeno sa essere negati.
Ieri è stata contestata, fischiata,incalzata alla Festa del PD, per il suo intervento circa queste questioni. Le sue risposte sono state scoraggianti (“con le vostre posizioni massimaliste scordatevi pure le unioni civili”) ma molto dirette e scoperte (nessun giochino, è il solito Do Ut Des al ribasso con cui lelettorato italiano è ricattato da quando il VOSTRO deus ex machina Berlusconi è apparso sulla scena (votate NOI per salvarvi da LUI). Fate i bravi o non avrete nemmeno quell’uno per cento che FORSE siamo disposti a concedervi.

Bene, signora Bindi. Una o due cose solamente. Intanto io non sono venuto a fischiarla perché, sinceramente, il suo partito non è mai stato il mio e quindi, come direbbe Lei, lo ho lasciato in pace. Ma chi è venuto ieri sera probabilmente era in gran parte del PD; il “Suo” partito. Suo? Forse loro. Era la “base”. Quella cosa che vi siete scordati esiste. Che non sono sudditi, se lo ricordi. Quindi se Lei crede di essere stata trattata con poco rispetto, pensi a chi vota per il “Suo” partito, a sentirsi trattare come un servo. E non parliamo di processi democratici. Voi parlamentari italiani ahimé non siete stati eletti con dei reali processi democratici, e lo sapete bene. E infatti, la riforma elettorale è ben lungi dall’apparire.
Ma poi, signora Bindi. Si rende conto che la Sua ( e non solo sua) incapacità di affrontare temi importantissimi per la nostra società senza pregiudizi (vuoi per limitatezza culturale, vuoi per interesse e calcolo, vuoi per ragioni psicologiche che qui nessuno vuole comunque indagare)… Questa incapacità appunto, ci consegna a un MedioEvo che sinceramente noi italiani non meritiamo.

Apra gli occhi, signora Bindi. Il mondo sta cambiando; ogni secondo scricchiola sotto il peso di eventi che non possiamo nemmeno controllare. Non sarebbe meglio lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi, non dico un mondo migliore, che ci credo assai poco, ma almeno la speranza che lottare per l’uguaglianza, per un mondo laico, equo, non sia una inutile perdita di tempo?
Grazie.

Ora, anche chissenefrega del PD, della Bindi, del matrimonio… Però, però però… Però sono stanco. Sono stanco di una politica arrogante, che manipola, che gioca con le parole, sulla pelle di tutti e di tutte. Sono stanco di gente che non ha più alcun rispetto per le vite delle persone che sono toccate dalla loro insipienza, dalla loro visione corta, dalla mancanza di respiro. Sono amaro, acido, disfattista. Ed è difficile trovare qualcosa di positivo in un semplice sfogo di rabbia, e che poi pare tutto muoia lì. Ma alla fine, intanto sperimento qualche barlume di democrazia, visto che posso esprimere il mio pensiero liberamente (almeno ancora posso), e dire chiaramente come la si pensi fa comunque bene. E poi, su facebook ci si confronta con altri, i commenti non sono solo una perdita di tempo. Ogni tanto qualche cosa mi colpisce, come ad esempio gli altri leggono le mie parole (illuminante, anche se difficile da affrontare a volte, vedersi letti da altri occhi). Un commento in particolare mi ha ricordato che il mondo migliore non si lascia in eredità alle generazioni future. Ma che bisogna prenderselo subito. Ecco, iniziamo, va’.
 

 

Dieta, Pride Park, Tacchino e Friggitelli. Ovvero, Chic and Sciatt.

20 giu

 

Basta poco per dare stile a una dieta da fame!

Ebbene si. Sono a dieta. Evidentemente tutte le quiche mangiate e sperimentate negli ultimi mesi hanno fatto fin troppo bene il loro lavoro, e quindi… e quindi, adesso ci aspetta un periodo di magra. In realtà vista la crisi il periodo di magra lo vivo già. Equitalia, Acea, Eni e Alice mi tartassano con una regolarità svizzera e insomma, per essere assolutamente in linea con i tempi, anche io mi alleggerisco un po’. I primi benefici effetti li vedo già. Riesco a zompettare allegramente senza sentire le mie ginocchia urlare, riesco a fare le scale senza polmone d’acciaio, e un buco della cintura in più è stato conquistato. Certo facile non è. Perché anche se a cucinare me la cavo, dover rinunciare a tutta una serie di cibi che amavo alla follia, fosse anche solo per un po’, non è semplice. E non è bello. Un amante dei formaggi come me, che si ritrova la scritta “Yocca” così, sbattuta su una scheda da un dietologo senza nemmeno avvertire prima… senza una piccola preparazione, tipo che so, “Guardi, si sieda. So che lei è un uomo forte… se ne faccia una ragione, per un po’ la parola Gorgonzola sarà solo una denominazione geografica per lei…”. Invece nulla. Senza pietà alcuna, ogni ambizione gourmand è stata spazzata via dal numero esiguo degli ingredienti buoni (che son pochi relativamente… tutte le verdure del mondo, per fortuna…) e dal lungo elenco di quelli vietati. Ma insomma, si sapeva. Quindi, ciccia. Ciao ciao pizza, addio tiramisu, benvenuta carotina.

Certo non ci manca la fantasia. E si fa di necessità virtù. Quindi, ecco che un pasto superdeprimente può diventare più gustoso se prepari del Tacchino con Friggitelli facile facile. I friggitelli li pulisci e li cuoci in padella con pochissimo olio (giusto il necessario perché non si attacchino) e un po’ di acqua, tenendo tutto ben coperto (sarà il vapore dell’acqua rilasciata dai friggitelli stessi a cuocerli, e visto che l’olio è pochissimo, non trasuderanno sugna (come certo piaceva a me.. coff coff). Il tacchino invece si fa a pezzettini e si mette a cuocere sulla piastra grigliata, senza olio ma con solo del sale sulla piastra. Una volta cotto mescolatelo ai friggitelli, e condite il tutto con olio a crudo, aceto di lamponi e un goccetto di succo di lime (sì, sì, ci sta bene, fidatevi). Meglio tiepido che freddo, in quanto tutto il pollame tende a indurirsi un po’ troppo se non lo disfacete un po’, o se non lo marinate. Se volete potete anche aggiungerci dei funghi che avrete cotto sempre sulla piastra, ci stanno bene.

Ok fin qui abbiamo capito che siamo a dieta. Ma cosa c’entra il Pride?
Beh. Intanto c’entra perché qui siamo in piena “stagione dei Pride”. E capite che sono particolarmente attivo in questo periodo. Poi perché il sunnominato Tacchino me lo sono portato appresso come pasto al piccolo Pride Park di Villa Gordiani, lo scorso weekend. Per tre giorni sono stato in uno spazio che vedeva sfilare sotto il mio naso Lasagne, Cannelloni, Insalate di pasta e altri carboidrati. Quindi con estrema forza di volontà ho resistito alle sirene nazional-popolari del punto ristoro “quasi una festa dell’Unità” (ma meglio e senza salsiccia grigliata) e sono stato BRAVISSIMO.

E che era ‘sto Pride Park?
Ecco, raccontiamolo un pochino.
L’anno scorso per l’Europride si era fatto un park a piazza Vittorio durato quasi due settimane tra mostre, eventi, spettacoli, proiezioni, dibattiti e presentazioni di libri, tutti a tematica lgbtqi. Il bello dell’iniziativa era vedere una piazza di Roma popolata da stand e banchetti delle associazioni lgbtqi, brulicante di attivisti, militanti, drag queen, indiani, passanti, gay, lesbiche, cinesi, fighetti del Pigneto, trans, etero, tutte persone capitate in una piazza DENTRO la città, che anche solo per caso avevano trovato la voglia e la curiosità di stare insieme. Un luogo vivo, quindi, lontano mille miglia da appuntamenti ingessati ed istituzionali, dai ghetti gay, e dalla stessa parata che, anche se momento festoso e politico nello stesso tempo, si svolge sempre in una città muta, vuota, tra l’indifferente e l’impaurito.

Questa esperienza, mutatis mutandis, la volevamo ripetere a tutti i costi anche quest’anno. Soldi pochissimi, tempi strettissimi. Stritolati tra burocrazie a volte incomprensibili, organizzazione un po’ dis-organizzata, tanti attori diversi e a volte poco abituati a parlarsi, abbiamo comunque fatto il nostro piccolo percorso. Ne è venuto fuori un piccolo park dentro Villa Gordiani: una tre giorni di dibattiti pepati, con momenti anche molto toccanti, ad indicare che le tematiche non erano mai banali e che abbiamo tutti e tutte preferito confrontarci con contraddizioni e criticità, piuttosto che ingessarci in degli pseudo talk show). Una tre giorni di spettacoli musica cabaret cinema e artevaria, con vette di una caciara che solo a Roma si può raggiungere (chi ha visto il karaoke, sa quello che dico) ma anche improvvisi spazi delicati, ironici, polemici, insomma, tante cose. A molti è piaciuto, ad altri no; certo è che come esperimento è lontano anni luce da altre situazioni patinate (e costose, eh, mentre ricordo che il park era gratis) cui tanti di noi sono abituati, quasi a pensare che nient’altro è possibile. E invece no, altre strade e altri percorsi esistono, e lavorando insieme si possono creare degli spazi attraversabili da ciascuno di noi. Spazi dove convivere e coesistere tra finocchi quasiventenni, lesbiche battagliere, azzimatissime trans senza un capello (o un cappello) fuori posto, amanti del cuoio, famigliole tradizionali e molto meno tradizionali, orsacchiottoni tutto zucchero e colesterolo, vecchietti della bocciofila, fricchettoni old school e new twinkies, basta solo avvicinarsi alle cose con curiosità e senza pregiudizio.

Chiudo quindi il post con questa microcelebrazione di tutte le persone che, anche litigando, sudando caldo e/o freddo, mettendoci la faccia, i soldi, tempo prezioso e know-how ancora più prezioso, hanno fatto si che si aprisse uno spiraglio nell’asfittica scena romana. Molto “alla romana”, appunto, con quella che amo definire la iperdemocratica mescolanza di principi e pezzenti, di stile e sciatteria, che è, appunto, il vero stile romano. :)

 

NOTA BENE: appunto per questo, il mio tupperware di plastichetta contenente il dieteticissimo pasto è diventato una scatola-bento con tovaglietta e bacchette stilosissime. Come da foto! :)

 

Autodeterminazione dietetica, ovvero resistenza alla lasagna.

People & Food Project. #2 Sara ovvero Crema di Mascarpone, Latte di Mandorle e Fragole.

12 mar

Avete presente il colpo di fulmine? Ecco. Così è stato tra me e Sara. Ma non un banale coup de foudre; no, è stato un colpo di fulmine prodotto da una catena di colpi di fulmine. Colpi di fulmine amicali, ma non per questo meno forti di quegli innamoramenti che poi magari non riusciamo a gestire perché troppo violenti e ci lasciano consumati e quasi delusi, alla fine.. Invece qui parliamo di una amicizia nata su facebook, cresciuta a suon di battute, alimentata da interessi comuni, solleticata da curiosità e incrementata e resa reale da visite a Torino (mie) e a Roma (di Sara, ma sempre troppo poche, e lei lo sa!!!).

Sara, o Saretta, è  piccola, minuta, non si impone per stazza o prestanza fisica (ma va detto, si circonda sempre di omoni niente male… tutti rigorosamente gay! O quasi). Ma è una persona di cui percepisci subito la forza nonostante le apparenze.

Sara ha una storia complicata dietro. Dico dietro, pur pensando che non è vero che il passato è alle nostre spalle, e senza passato non ci sarebbe il presente… Ma un’altra cosa che Saretta ha, è che, pur con un vissuto che bussa sempre alla sua porta (rompendole parecchio i maroni peraltro), lei pensa al futuro e fa progetti. Insomma, questa piccina qui se non si fosse capito è di acciaio inossidabile (nonostante i raffreddori e i febbroni continui, neh). Ma ha anche una dolcezza innegabile, e un sense of humor che in parte vivo come vicino al mio. Quindi come potevo resistere, mentre leggevo i suoi post sul profilo del nostro amico comune Cesare, (la nostra “AMIGAH”) e rispondevo, dentro di me già pensavo “Ma chi è ora ‘sta tipetta tutto pepe?”. Avevo davanti una icona gaya e non lo sapevo ancora. Solo lei sa salutare con la mano a cucchiarella stile Regina Elisabetta Seconda con regale eleganza, magari da un carro del Pride. Un po’ teatrale? Il teatro è una delle passioni di Sara. Non sarà quindi un caso…

Sara ha anche una altra innegabile, importantissima qualità. Cucina benissimo. :) E cosa molto molto importante, della sua passione ha fatto anche il suo lavoro. Cucina cucina cucina. Prova, esperimenta, spignatta, per se, per gli altri, per il suo amore di Lemming, sa cosa vuo, dire la fatica in cucina ma non per questo la sua passione viene meno.
A questa Iron Lady spiritosa e acuta ho dedicato ed accostato un dolcetto molto molto semplice. Non si tratta altro che di una cremina di mascarpone. Come Sara piccola e semplice, ma come lei riserva delle sorprese.

Intanto la crema in questione unisce il Nord ed il Sud Italia (come Sara che è nata al nord, ma…). Perché è a base, sì, di Mascarpone. Evabbè. Ma a questo va aggiunto un componente delizioso, ovvero la Pasta di Mandorle, e per la precisione quella pronta in panetti per fare il latte di mandorle, o Orzata, quella delizia siciliana un po’ retro (direbbe Fiammetta Fadda), che fa Vintage… :)
Sciogliete la Pasta di Mandorle in un pochino di latte, e poi frullate il tutto. Dopodiché aggiungete rapidamente e delicatamente il mascarpone, aggiungete un pochino di essenza di fiori di arancia (credetemi, è fondamentale), zucchero a velo e un po’ di panna (poca). E infine, per tutta sta roba (tipo 500gr di mascarpone, 100gr di pasta di mandorle, 80 di zucchero e un pochino di panna, a occhio e croce), se avete paura che il tutto possa risultare troppo liquido, aggiungete un foglio di gelatina (che farete prima inumidire in acqua fredda, e poi sciogliere in un po’ di latte caldo). Tutto si terrà perfettamente.
Mescolati gli ingredienti, versateli in coppette individuali, e lasciateli raffreddare per almeno tre – quattro ore in frigorifero. Serviteli insieme a delle fragole tagliate a fettine spesse. Potete anche sostituire le fragole con qualcosa di più esotico, come del mango, o del frutto della passione, altrimenti con dei biscotti fatti in casa. Il risultato è sempre ottimo.

Vecchie illustrazioni / Paperotto ovvero When Disney goes bad!

14 dic

When Disney goes bad-bad-bad!

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