People & Food Project. #1 Antonio e i Biscotti all’Avena.

Antonio Ranesi detto b.i.c.

Colazione con Biscotti di Avena e Mirtillo Rosso

Molte volte mi sono chiesto per quale ragione il cibo ha tanto peso nella mia vita. E mi sono dato tante risposte, tutte diverse, alcune anche incompatibili tra loro. Ci sono risvolti psicologici così banali da farmi pensare che siano assolutamente veri (non esiste cosa più reale dei luoghi comuni, no?). La storia familiare, costellata di persone golose e dedite alla cucina. Mio nonno materno, vera leggenda del pesto fatto in casa ( e del tormento mattutino, lui, il suo martello, i pinoli sul davanzale della finestra, mia madre che all’alba impazziva). Mia zia Nicoletta, che come dice sempre, ha imparato sposandosi, che prima non sapeva manco cuocere un uovo, e che mi ha insegnato, forse senza saperlo, il rispetto assoluto per chi in cucina prepara tagliatelle per dieci persone, sugo ai finferli compreso, cacciagione compresa, mele al forno con ribes compreso, dolce compreso, e caffè.. no il caffè lo fai TU. E tanti altri.
Forse un po’ di pura gola? Bulimia con a volte venature gourmand?
Forse sono ancora in fase orale? Che ne pensa la Sora Freud?

Rimane il fatto che per me il rapporto con il cibo ha un risvolto fondamentale. La convivialità. Il condividere il cibo con altre persone. E non è un caso che io ami, delle case che visito, le cucine, come luogo di chiacchiera eterna. Non è un caso che la mia cucina sia il microcuore della mia microcasa. E che ci si ritrova spesso a improvvisare cene anche in dieci persone lì dove, tra gente normale, ne entrerebbero quattro, al limite quattro-più-chihuahua.

Allora mi sono messo a pensare (uh!!). Ma non sarebbe carino fare non solo le foto ai piatti che (con alterne fortune) riescono meglio, ma anche alle persone che poi li mangiano, questi piatti? Forse racconterebbe qualche cosa di più interessante che solo una ricetta. Che tanto poi, si è capito, qui non è mai “solo una ricetta”, il cibo è sempre qualcosa di più.

Allora inizio oggi. Inizio con Antonio. Antonio è “il mio amico fotografo”, il primo responsabile (suona meglio che “colpevole”, no?) di questo blog. La macchina fotografica che uso è una sua vecchia nikon D70. Me la ha venduta lui. Un po’ di rudimenti della fotografia con la reflex ha cercato di insegnarmeli lui (ma io non ho imparato). Condividiamo da anni un piccolo studio dove lui scatta fotografie, mugugna su internet e fuma sigarette, mentre io e altre persone cerchiamo di fare i “grafici”. Ha i capelli più assurdi che io conosca, per la capacità di prendere qualsiasi forma per, però, non più di tre minuti. Poi tornano ad essere dritti, biondi, e inesorabilmente da pazzo. Il suo rapporto col cibo lo defiinirei, fondamentalmente, “puntuale”. Nel senso che quando ha fame, crollasse il mondo, deve mangiare.
Facciamo anche dei progetti insieme. Ci piace poi sfilacciarli all’infinito, persi nelle pieghe delle nostre nevrosi, dei nostri “oggi non posso oggi non mi va”. Ma prima o poi, li porteremo a termine. Lo so.

Ad Antonio, ma solo per casualità, si abbinano in sorte questi biscotti all’avena. Tutto perché li ho fatti ieri notte, e oggi li ho portati a studio (sì, io qui dico “a studio”… so che ci sono molte querelles su questo presunto errore…). Avevo nello stesso istante i miei due soggetti. Quindi, iniziamo. MA va detto che il cibo, il piatto che collego IMMEDIATAMENTE ad Antonio, e che un po’gli assomiglia, è un altro. È una bruschetta fantastica, una sua ricetta a base di pane abbrustolito, aglio, feta e paprika. Davvero, è lui. Sapori semplici e intensi, equilibrati, sembrano poveri ma in realtà sono un equilibrio esotico che non avete idea. Ma vabbè. Torniamo ai biscotti.

Sono molto semplici da preparare. La base mi viene, tanto per cambiare, da Siegrid Verbert e il suo cavoletto di bruxelles.
Accendete il forno a 180°. Mescolate insieme 170gr di burro fuso, un uovo, 100gr di zucchero semolato e 85gr di zucchero di canna. Aggiungete 165gr di farina setacciata, una presa di sale, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, e 150gr di fiocchi di avena. Nel frattempo ho fatto rinvenire nel latte un po’ di mirtilli rossi essiccati. Li aggiungo alla fine all’impasto, mescolando bene. Lo lavoro con le mani fino a farne una specie di cilindro (non sarà facile, l’impasto tende ad essere mlto molto morbido e appiccicoso, magari un pochino di farina in più vi aiuterà), e lo faccio riposare in frigo per un quarto d’ora, più o meno.
Preparo una teglia piatta con carta da forno. Tiro fuori dal frigorifero l’impasto, e inizio a stenderne delle cucchiaiate sulla teglia, cercando di fare in modo che siano un pochino regolari. Lasciate abbastanza spazio tra un biscotto e l’altroperché tendono in cottura a allargarsi e gonfiarsi un po’. Infornate per 10-15 minuti. STATE MOLTO ATTENTI. Perché in un attimo i biscotti si bruciano e c.i.a.o. non sono più roba commestibile ma un monumento al rimpianto. Sfornateli, fateli freddare (appena caldi sono ancora troppo morbidi) e… e bon appetit.

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11 pensieri su “People & Food Project. #1 Antonio e i Biscotti all’Avena.

  1. Ci dev’essere un antenato scozzese dentro di me che, per qualche ancestrale motivo, si commuove appena l’avena entra in campo. Credo non ci sia nulla a base di avena che non mi piaccia. Dal banale muesli agli oatcakes (biscottoni salati di avena ottimi col formaggio) all’haggis (stomaco di pecora ripieno di frattaglie e avena), l’avena è per me simbolo di calore e benessere. Un capitolo a parte merita il porridge, la famosa “polentina” di fiocchi d’avena e latte: quella per me è tutto, è il bene fatto bene. Non solo mi rimette a nuovo, mi fa sentire bene e forte anche nelle mattinate post party, ma soprattutto per me è simbolo di accudimento ed amore, perchè me la prepara Nigel. Se è domenica mattina c’è tutto il rituale, tipo: “Lo vuoi col burro salato e lo zucchero muscovado, con lo sciroppo d’acero o col coulis di lamponi?”. Durante la settimana è un più sbrigativo “Svegliati, io sto uscendo, ti ho lasciato il prorridge pronto”. Ma è sempre e comunque gesto d’amore totale, e io lo adoro. I biscotti all’avena invece per me sono la personificazione di mia sorella, domestic goddess a tutto tondo con ahimè un costante rischio di anoressia, che passa il tempo a progettare cibi meravigliosi con cui inciccionire e beneficare coloro che lei ama. E nei momenti morti è la più grande infornatrice di biscotti d’avena dell’emisfero boreale.
    Insomma Gianluca, ho scritto tutto questo per dirti: se non mi lasci due di questi biscotti all’avena ti metto seduto e ti racconto la storia alimentare della mia famiglia finchè non mi chiederai pietà. <3

  2. Ma che bella cosa! Ora mi scrivo tutte le ricette… ma soprattutto mi piace proprio questa faccenda delle persone. E un autoritratto con che cibo te lo fai? un abbraccio

  3. progetto stupendo!! e in tutto questo mi è venuta una voglia matta di bruschetta con aglio, feta e paprika… nell’attesa della seconda puntata giocherò facendo anch’io qualche abbinamento “people & food” di amici, colleghi e parenti.

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